sabato 11 marzo 2017

ACROSS THE BIG BLUE SEA...la mia prima volta da editore



Sono passati 15 giorni e l'eco del sensazionale successo non si è ancora spento, ma veniamo alla cronaca della giornata che cambierà per sempre la storia della letteratura. 

Roma: Latteria Studio 24-2 2017   

E' il gran giorno, stasera a Roma, la mia compagna presenta ACROSS THE BIG BLUE SEA, la sua prima fatica letteraria.
Lei è già andata in avanscoperta a visionare la location, accompagnata da Raffaella (di Lunch with Raffaella), cuoca sopraffina e lato pragmatico indispensabile per la buona riuscita di questo evento.
Sono in treno, un regionale veloce. In cosa si differenzia da un classico regionale? Solo nella dicitura, perchè è più lento di Montolivo. Con me c'è la nota cantante country-folk Sabrina Turri. Ci scambiamo racconti sui nostri passati. Con un orecchio ascolto lei con l'altro la radio.  
Scrivo un sms alla protagonista. Risponde che teme un flop, l'incubo scarsa affluenza incombe nella sua mente. Trovo palloso 'sto pessimismo cosmico. E chi sei Murphy!!!
Ho l'illuminazione, scrivo a Radio Deejay. Venti minuti dopo Linus scandisce il mio nome, l'orario e l'indirizzo dell'evento. Mi vengono i lucciconi. Deejay chiama Italia, una trasmissione da tre milioni di ascoltatori!!! La scarsa affluenza non sarà più un nostro problema.
Scendiamo alla stazione di Trastevere. Di taxi nemmeno l'ombra, e uber non è nel nostro bagaglio tecnologico. Trascino il mio trolley rincorrendo Sabrina che tiene un'andatura che manco i keniani alle Olimpiadi. Da uomo di campagna metto a repentaglio la mia vita rischiando più volte di essere stirato da automobilisti che non mi perdonano le origini contadine. Mi suonano all'impazzata ogni volta che metto un piede giù dal marciapiede. Ah bene le strade a breccia piene di spinose e cinghiali... male che ti va, fai la scottiglia.
Con l'aiuto delle nuove tecnologie (non in mia dotazione) arriviamo a destinazione facilmente.
La Raffa e Katja rispettano i ruoli, la prima cucinando, l'altra aggiornando i social. 
Io e la Sabri ci rimbocchiamo le maniche e ci mettiamo agli ordini della Raffa che dall'alto del suo enorme potenziale stà allestendo un buffet luculliano.
Per sciogliere la tensione stappo una bottiglia di Pavone, il vino offerto da uno dei nostri sponsor.
Un assaggio tira l'altro e le prime bocce svaniscono in pochi minuti.
Ho un leggero languorino ma la chef ha messo il veto al nostro buffet. Fortuna vuole che poche porte più in la ci sia un take away molto invitante. Facciamo tappo (un pranzetto veloce).
Tornati al quartier generale per un breve briefing veniamo interrotti da una signora che vedendo il trambusto entra per capire cosa stia succendendo. Mi avvicino e da gran cerimoniere parto col racconto da molto, molto lontano: quando, nel secolo scorso, una giovane svizzera varcò le alpi in cerca di fortuna.... in realtà voleva solo fare la "stagione" delle olive (a giugno...in svizzera gli olivi non ci sono) e tornare in patria etc. etc.... fino ad oggi con la presentazione del libro. Non sembra interessata. 
Quando sta per uscire noto i suoi occhi velati di delusione. La fermo e le dico: le andrebbe un goccio? Mi guarda e un sorriso inequivocabile svela il vero motivo del suo ingresso. Risponde (giuro) se insisti... 
Alle 4 è quasi tutto pronto. La Raffa è un pò tesa. Cerco di tranquillizzarla con l'autorevolezza di un navigato boss della mala.  
"Quando ci sono io non ti devi preoccupare.... sono il signor Wolf ....risolvo problemi" (pulp fiction). Sprizzo onnipotenza da tutti i pori.
La sua risposta non ammette repliche, "è meglio se vai in albergo e ti riposi un pò cosi sarai più fresco per stasera". Obbedisco, e come diceva la mi nonnina, vado a ghiacè.
Di ritorno da un breve, ma necessario, REM torno in pista e trovo le tre donne in fibrillazione per l'imminente debutto. 
Propongo un brindisi che ottiene consenso unanime.
Ore 18.15 con il classico ritardo accademico apriamo le porte. 
Orde di fan provenienti da ogni dove entrano a farsi firmare la copia e per gustare il rinfresco. 

   

In breve tempo la sala è gremita in ogni ordine di posto. La varietà etnica è impressionante. Oltre ad un rappresentate dell O.N.U ogni continente ha i suoi ambasciatori. Questo è di per se un gran successo. Quando la mia compagna prende la parola per ringraziare i presenti e per riassumere il libro vedo che tutta la passione che ha messo in questo progetto il pubblico la percepisce. Mi commuovo.
Mi si avvicina una signora parlandomi in francese. M'avrà scambiato per Sarkozy? Più probabile per un magrebino visto il turbante che ho in testa. Rispondo nel mio idioma (il cinigianese) alla sua domanda se possiamo organizzargli una festa (io sò l'editore mica il catering). Dice: avrei bisogno di un posto un pò più grande però. Le propongo il Circo Massimo. Si allontana delusa.
E' mezzanotte passata parlo con una ragazza iraniana dei miei problemi in città. Lei dice che Roma in confronto a Teheran è un villaggio... tutto è relativo. 
Contando i vuoti penso che solo alla presentazione di un libro di Bukoswki si poteva fare meglio. (per i cinigianesi... o ad una festa di Stavros).  
Salutiamo gli ultimi ospiti e chiudiamo le serrande con qualche difficoltà.  
Nel bel mezzo del cammin verso le nostre suite ci imbattiamo in un locale rumoroso e affollato. Entriamo. Il bicchiere della staffa è nella carta dei diritti universali dell'uomo, non si nega a nessuno.
Dietro al banco due rapper, ah no sò i baristi agghindati a modino. Il più giovane indossa un cappellino con la tesa indietro e ha la faccia tempestata di piercing, il gigante, cappello da baseball e cappuccio della felpa tirato in testa. La cameriera che serve ai tavoli è carina nonostante la pettinatura alla Riccardo Cocciante (o alla Filoni per i cinigianesi).
La clientela è molto gggiovane, la differenza d'età si nota anche dalla scelta dei drink, noi, datati gin tonic, loro raffiche di shottini e selfie a go-go. 
Al tavolo le chiacchiere vertono sulla riuscita dell'evento. Siamo tutti concordi sull'ottimo risultato. Sto per crollare ma non voglio fare il guastafeste. Fingo di meditare, appoggio il gomito al tavolo e mi reggo la testa con la mano... 

Sono le 4 passate, siamo rimasti solo noi. I giovani, dopo decine di shottini  saranno a creare degrado vomitando vodka in qualche angolo di Roma.  
Dopo svariati drink e un sonnellino giunge anche per noi il momento dei saluti. Il barista, dopo aver tirato su le sedie e spazzato, ci dice come disse il poro Checcone: quando andate via spegnete la luce. Togliamo le tende.
Arrivati in albergo ci facciamo l'ultimo champagne con le fragole e cadiamo fra le braccia di Morfeo.  
Sabato 25\2\2017
Dopo una leggera colazione ripartiamo verso casa stropicciati come Willie il coyote. Solo la Sabri ha una lena che desta sospetti, ma lei è una rockstar, è abituata a certi ritmi.
Dopo un estenuante viaggio arriviamo a casa. Un abbraccio decreta la fine della fase di decollo... da oggi il libro può volare libero nel vasto mondo della letteratura.   
                                                                  Il direttore 
                                                                       sdm



   




giovedì 11 agosto 2016

S.D.M.... A COMANDARE in vetta al vulcano


30-7-2016 ore 5:15
Nonostante la portata dell'impresa fosse da tutto esaurito, la mia partenza è passata sotto silenzio mediatico come un referendum non voluto dal governo. 
Non che ambissi a esclusive Sky o seghe varie, ma almeno 4 sfigati, eccheccazzo.
Da sempre cerco nuove avanguardie per mettermi alla prova e ogni volta cerco di coinvolgere i miei amici, ma come sempre si dileguano. 
Poco importa. Certe imprese, in solitaria, aumentano di valore, come dice Simone Moro.
L'unico su cui posso sempre contare è il mio destriero a pedali che non si tira mai indietro, mi chiede solo un po di grasso, e quello in me abbonda. 
Partito dai Ficari (meglio conosciuti come la Cape Canaveral dell'alta maremma) con i favori del pronostico e con un clima non particolarmente ostile mi accingevo ad andare a comandare in vetta al vulcano. 
Il primo tratto di strada fino a Monticello (una volta detta anche Road to Rio, dal nome del poetico ristoratore monticellese da poco scomparso), anche se con pendenze importanti, lo conosco a memoria. 
L'insidia più grande sono degli agguerriti tafani che mi hanno scelto come loro buffet. Ci vuole ben altro per fermarmi.
Scalato Monticello c'è un bel tratto in discesa dove posso recuperare, mi ci butto a capofitto veloce come un ghepardo.
Dalla Zancona fino ad Arcidosso potrei morire di solitudine, niente auto ne bici.
Arrivato al ex Faggio Rosso mi rifocillo a dovere e parto. Il cartello segnaletico indica che sono 11 i chilometri che mi separano dal mio odierno sogno o dal mio inferno, la conquista della vetta Amiata. Devo salire più di mille metri in altitudine, la vera impresa sarà arrivare vivi. 
Al "gatto d'oro" tre arzilli nonnetti, dalla deambulazione incerta e da un linguaggio biascicato, (moderni Indiana Jones alla ricerca del loro santo graal, la Marsala) mi esortano a non mollare ridendo.  
I miei demoni cantano la canzone di Masini "Perchè lo fai".
Boh chi lo sà. C'è chi cerca i pokemon, io cerco me stesso con viaggi introspettivi dove nella fatica estrema risorgo. 
O forse per smentire quei pappagalli che mi dicevano non ce la farai mai, subito pronti, poi, a salire sul carro vincente. Forse perchè ho anche l'ego in sovrappeso. No la risposta è solo una, sono programmato per le imprese epiche.
La salita si fa sempre più selettiva, ma la pedalata per ora è fluida (si fa per dì). 
Sento smanticiare alle mie spalle, tre ciclisti mi superano in scioltezza, e a me girano i coglioni. 
A 4 km dal traguardo ennesimo pit stop, reintegro e riparto. 
Nel frattempo orde di pedalotori seriali  mi sfilano accanto con mezzi che sembrano progettati dalla nasa. Mi sento una Minardi.
Ai 1500 slm perdo lucidità, la carenza di ossigeno si fa sentire, dovrei masticare foglie di coca. Mi devo accontentare delle felci.
I numerosi ciclisti che mi superano sembrano carpire le mie difficoltà e mi incitano, replico con un adagio tibetano calzante, le grandi conquiste si fanno a piccoli passi.
Quando la vegetazione si dirada i raggi di sole, come lance, trafiggono le mie stanche membra. Lo sò...morirò. 
Il contachilometri non si schioda da 6 kmh, ma oggi non è una corsa contro il tempo, oggi c'è in palio la gloria eterna UOMOH.

Un tasso maialino fa capolino a bordo strada, capisco di essere in piena crisi di fame, lo immagino in umido con le patate. Si ma come lo catturo... lui attraversa la strada ignaro dei miei propositi bellicosi e sparisce nel bosco. 
A poche decine di metri da me vedo l'ennesimo ciclista. Lo metto nel mirino. Cazzo se lo supero non sarò ultimo. Recupero a vista d'occhio. Nel sorpasso faccio lo splendido ricordandogli il motto del barone De Coubertin. Lui mi manda in culo. Antisportivo.   
Mancano poche centinaia di metri e il sogno diverrà realtà, il mondo pare fermarsi. (Non pare, sò fermo. Mi sò piantato un altra volta).  
La pendenza è eccessiva per i miei gusti, approfitto per infarinare di magnesio le ruote per avere maggior grip. Mi attaccano da tutte le parti (manco nell'offensiva del Tet) ho un moto d'orgoglio, provo la zampata del campione. Arrivo in volata con un anziano depilato come un pornodivo che mi beffa per pochi centimetri.
Per me non è ancora finita, devo arrivare alla croce e piantare la bandiera de Le Ficarì.
Salgo spingendo la bici. Ce l'ho fatta, piango di felicità. Un giornalista mi avvicina, mi lascio andare a dichiarazioni spontanee degne di miss italia : vorrei la pace nel mondo etc. Mi guarda basito, è un turista che vuole banali informazioni. Lo maltratto, ma ti sembra il modo di entrare nel mezzo di una conferenza stampa??? 
Guardo il crono 3 ore e 49 minuti, oggi 30 luglio 2016 si è fatta la storia...un piccolo passo per l'uomo un grande passo per Le Ficarì.

 Ps... caro mi fu l'irto colle (colle 'na sega)
pps. caro nel senso di pagato caro...                                                               il direttore
                                                                sf o sdm

sabato 11 giugno 2016

La Scalata Del Camparista 3° edizione 4 giugno 2016

5-6-2016


Solo la morte di ALI' poteva offuscare, sui principali quotidiani nazionali, l'evento sportivo del mese: La Scalata Del Camparista. 
La più a sud delle classiche del nord è giunta alla terza edizione, e il fatto che il manto stradale del percorso sia stato ripristinato la dice lunga sull'importanza che ha raggiunto nel panorama sportivo interpoderale.
Già nelle scorse edizioni la gara si era distinta per un ventaglio di partecipanti multietnico. 
Anche quest'anno si sono presentati ai nastri di partenza da ogni dddoveeee, c'erano Matteone da Milano, Stefano da Vicenza, il Bernacchini da Albinia, Andrea Brocco da Formia, Lorenzo da Torniella, Anna da Campagnatico,  il Vannelli dalla Tirana della val d'arbia, Jhonny da Piantaverna, Alessio da Monticello, e una folta combriccola cinigianese con Matteino, Zorro, Ricciolino, il Coppi, il tosco-calabro Mariotti, e SDM che sarei io Sergio di Momo, insomma, tutto il meglio del biathlon nazionale.

La MIA versione dei fatti:
Come di consueto la notte prima di una gara importante dormo poco e male fortuna che a tenermi compagnia ci sia Elena Ferrante con al sua "amica geniale". 
Le 6 arrivano in fretta mi alzo e vado al trucco, alle 7 arriverà il "mio amico geniale" DJ Cavallo, con l'intenzione di girare uno spot pubblicitario sulla "nuova" ammiraglia del team Le Ficarì una  Fiat 128 del 1973.
Ore 7:30 DJ.C suona, lo accolgo come merita un'autorità del suo calibro, in alta uniforme (mutande e canottiera con macchia di sugo).  Lo invito al banchetto a base ova rigatino e salciccia, tutti olii da alte prestazioni, altro che Selenia. Non si esime. Una colazione che manco la pora ganascia si sarebbe sognata, e via a fare riscaldamento. Due foto, giriamo lo spot, lieve strecching e di corsa alla punzonatura.
Il Vicentino con la solita protervia fuma in sella alla bici. Più preuntuoso di Ibra. Espletato il rituale del foglio firma ci mettiamo agli ordini della giovane starter Camilla Brogi.
I giornalisti ci chiedono un'ultima foto. E chi si nega.   
Partiti... Il vicentino prende subito il largo seguito dagli incauti Brocco e Bernacchini, quando le pendenze si fanno importanti emergono i più forti, Lorenzo da Torniella,  Alessio Jhonny ed io risucchiamo i giovani "stranieri", rimane solo il vicentino che continua a ingurgitare bevande da flaconicini anonimi.
Brocco si pianta, simula un salto della catena e retrocede nella posizione che gli compete. 
Fortuna che il clima è clemente (no il mi nonno) e non soffriamo il caldo infernale delle passate edizioni.
La prima manche in bici sta per concludersi. Tra i più attardati c'è Matteino che lamenta un sabotaggio, solo all'arrivo si accorge di aver pedalato con il freno anteriore semi bloccato, racconta di aver pensato seriamente al ritiro e solo l'emarginazione sociale che un gesto simile avrebbe causato lo hanno fatto desistere.   Il mio quarto posto mi fa ben sperare, nel tiro con l'arco sono tra i migliori e posso recuperare posizioni. La prima manche di tiro per i più è da dimenticare.  Già si sapeva.     
Ripartiamo per gli ultimi 4 km di bici, il Vicentino fa l'andatura provo a tenere il suo ritmo. Secondo i miei calcoli ,e quelli dei bookmaker, sarà una sfida tra me e lui. 
La strada comincia a salire seriamente, perdo terreno Stefano si gira per vedere se resisto, dopo una breve, ma intensa riflessione concludo che è meglio un secondo posto che lasciare due orfani. 
Nell'utimo km ho più crisi di fame di Albertone dopo 20 minuti di dieta. Vengo superato anche da Jhonny e Alessio che si disseta e parte all'inseguimento del Vicentino come se avesse il motore. Si scoprirà poi che si trattava di caffè sport borghetti corretto sambuca.
Il Piselli taglia il traguardo seguito a ruota da Alessio, terzo Jhonny quarto io. 
Alla spicciolata arrivano tutti, manca solo il Mariotti. Nell'attesa inziano i primi brindisi a base, manco a dirlo, Campari. 
Sulle nostre teste incombono nuvole nere. Rimontiamo in sella per andare ad espletare l'ultima manche di tiro con l'arco che definirà la classifica finale. Il primo a tirare è il Vicentino Stefano Piselli, e nonostante gli lanci un anatema degno di Bela Guttmann fa un ottimo score.  
Quando è il mio turno so già di cosa ho bisogno per aggiudicarmi la terza edizione consecutiva. Devo fare almeno 40 punti e il trofeo realizzato dai noti designer Gaia Tavaroli e Max Romano sarà mio. Ho l'ultima freccia e sono a 33, la tensione si taglia col coltello,lo stadio ammutolisce manco ci fosse Fabio Grosso sul dischetto a Berlino '06, per sdrammatizzare ci facciamo un goccetto (nell'arco della giornata sdrammatizzeremo senza soluzione di continuità).
Sento che la piazza vuole la mia sconfitta e ne sono felice. Mi vedo già nelle foto con il trofeo alzato al cielo insieme al dito medio per i miei nemici.
Parte la freccia ma un'improvvisa folata di vento ne altera la triettoria e il 10 a cui era destinata si trasforma in un 6. Gli dei si sono fatti beffe di me.
39. Ho perso per un punto, non credo ai miei occhi. Il boato della folla mi fà capire quanto chi vince sempre rimanga sui coglioni. Il Piselli e la sua cordellina iniziano i caroselli che si protrarranno fino a notte fonda anche in tutto il Veneto. 
Per scongiurare scontri tra le due frange più estreme di tifosi invito il vincitore a condividere l'amaro calice della sconfitta al banco...non si fa pregare...inizia la vera festa. 
Per gli amanti delle statistiche l'ordine d'arrivo:  
Ultimo Mariotti Marco (numero sette mio figlio) fuori tempo massimo. Esibisce una tartaruga degna di CR7 solo che lui, a differenza del fenomeno portoghese, pare che abbia ingerito una testuggine gigante intera. 
14° Coppi: assente per infortunio nella parte pedalata si distingue al banco e nel tiro con l'arco scagliando una freccia in coppa a un camper che gli vale il premio tiro del giorno.
13° Ex-Ricciolino Tempo 62 minuti e 22 secondi, oltre alle classiche ruote lenticolari rasa i ventennali dreadlocks per avere una migliore aereodinmica e limare decimi di secondo che si sarebbero potuti rivelare importantissimi. (sarebbero)  
12° Matteino 61:17, pedalare con un freno bloccato deve far riflettere. Le continue contaminazioni a cui è costretto hanno effetti collaterali di questa portata? 
11° Il Vannelli per gli amici DJCavallo 54:32. Si distingue per il fair play ma evidenzia lacune incolmabili in ogni sport in cui serva un minimo di abilità. Manco di lupini cazzo...
10°Anna 45:24 vince il titolo femminile lasciato vacante  da Michela e mostra una forma fisica invidiabile...o come diceva  Zucca...
9° Matteone il milanese 44:12 pur di vincere avrebbe sniffato pure le scie chimiche, ma un lungo week-end di bagordi ne hanno precluso velleità da podio, polemico più di Sgarbi e Del Debbio messi insieme 
8° Bernacchini Matteo 41:30 inviato a rappresentare i biatleti di Albinia non va oltre un dignitoso ottavo posto, rischia nell'arco del w-e più volte l'incolumità fisica.
7° Alessio 41:13 ad un sontuoso secondo posto in bici, perso soltanto in volata di un niente, abbina un disastro con le frecce, ma daltronde è il figlio di Giorgino mica di Geronimo.    
6°Brocco Andrea 41:08 al debutto in manifestazioni di questo livello si presenta inadeguato sia come abbiglimento che come mezzo di trasporto...l'abito non fà il monaco.
5° Zorro 32:54 un uomo senza vergogna tenta la carta della corruzione con la giovane e inesperta giudice di gara. Ad una imbarazzante prestazione in bici fa da contraltare una precisione con l'arco degna di un cecchino serbo.
4°Jhonny 32:08 ottimo crono in bici, rimane fuori dal podio per una manciata di secondi colpa di una mira carente.
3°Lorenzo da Torniella 32:03 venuto per fare il gregario al Vannelli ben presto si macchia del reato di insubordinazione e si lancia all'inseguimento del Vicentino la sua scarsa vena con le frecce denota che anche Torniella non sia riserva Navajo. 
2° S.D.M 20:39 sfumato il triplete per un punto cedo lo scettro all'unico ex-ciclista professionista... come si dice chi perde non cogliona.
1° Il Vicentino 19:37 imbattibile in bici e al banco, rischia di veder sfumare una vittoria certa con una sessione di tiro degna di un non vedente. Gettano ombre sulla vittoria certi flaconcini anonimi di cui si nutriva in corsa...

Ps durante i riti bacchici (da Bacco) dice e sottolieno dice che alcuni membri del team le ficarì si siano distinti per atteggiamenti lontani dagli standard di eleganza a cui un club di prestigio come il nostro è abituato. Frasi poco eleganti, oltraggi a pubblici ufficiali etc...per tutto questo mi scuso io a nome di tutti. 
Invece per i ripetuti tentati omicidi abbiamo solo risposto a vistose provocazioni.    
Pps per il tso di cui i maldicenti sostengono sia stato vittima ho richiesto le immagini del sistema di sicurezza per adire un'azione legale per diffamazione contro ignoti...ignoti 'na sega!!! Zorro.
Un saluto e  un grazie va a tutti coloro che hanno reso questa giornata di sport epica... eh si a cinigiano lo chiamiamo sport...

                                                                    il direttore 
                                                                       sf o sdm

mercoledì 25 maggio 2016

- 10 alla terza edizione della scalata del camparista

Come immaginavo, appena reso ufficiale il nuovo regolamento della scalata del camparista, sono divampate feroci polemiche. 
Chissenefrega. Non posso accontentare tutti. 
La stampa internazionale (il Vannelli da Monteroni) ha colto la palla al balzo per provare a far vacillare la mia indiscussa leadership con un video quantomeno discutibile sulla complicatezza del nuovo regolamento.   



Le prime avvisaglie dei malumori all'interno del team "Le Ficarì" si erano già avute quando venne diramata la data della 3° edizione della Scalata Del Camparista. C'era chi sosteneva che fosse stata scelta deliberatamente per estrometterlo in quanto impegnato, la sera precedente alla gara, in una sbicchierata (colui che si nutre di felini domestici). 
La cosa che mi ferisce di più non sono le parole dette in faccia ma i sotterfugi tramati alle mie spalle dai membri del mio team. 
Io, un capitano che si butterebbe nel fuoco (spento) per i suoi ragazzi vengo tacciato di usare la loro abilità per il mio unico scopo, la vittoria (che c'è di male?) 
Siete voi che siete più lenti di Beautiful.  
Sapere che la loro vittoria sarà vedermi sconfitto mi addolora. Come le so tutte queste cose? Con i metodi della stasi. 
Telefoni sotto controllo torture psico e fisiche hanno fatto trapelare simili scenari. Vincere contro tutto e tutti sarà più bello e se non ci riuscirò potrete dire di aver assistito ad uno degli eventi più rari del panorama sportivo mondiale... una mia sconfitta.
L'ultima risale al 21 dicembre 1974 ai giochi di natale (una sorta di giochi senza frontiere) in seconda asilo persi contro tale Guerrini Giuliano in una gara di macchinine. Infuriato per l'arbitraggio a senso unico di Suor Gemma detti in escandescenze ma venni subito placato dalle autorita locali con una notevole serie di nocchini (all'epoca era ancora legale corcare di mazzate i bambini che non stavano alle regole, e se avevi la maleaugurata idea di raccontarlo a casa ne buscavi sopra)... ma questa è un'altra storia.

Cari complottisti vorrei spiegarvi una cosa, fate parte della mia squadra, è come se Barzagli Chiellini e Bonucci per invidia di Buffon provassero a fare autogol.
I miei delfini si sono trasformati in squali? Di chi potrò fidarmi? (leggi cantando)...lo scopriremo solo vivendo.
Sono stato ingenuo dovevo immaginare che, essendomi circondato di elementi che accettano la sconfitta come Montero accettava un tunnel, mi volessero fare le scarpe. 
Da gente che scatenava sanguinose risse durante le gare di palline sulla sabbia cosa ti vuoi aspettare.

Ecco a voi l'oggetto del contendere il nuovo regolamento di quello che passerà alla storia come il biathlon del terzo millennio. 
Per  la pratica di questo avvenieristico sport avete bisogno di due invenzioni piuttosto datate, la bici e l'arco.    
Ad un ottimo crono dovrete aggiungere  l'abilità balistica, ci saranno infatti, due (2) sessioni di tiro con l'arco da 5 frecce cadauna, la distanza del bersaglio sarà 11 metri...un rigore.
Con quale criterio verrà decretata la vittoria? 
Al tempo in bici verranno detratti 10 secondi per ogni anno d'età (documento valido non mi fido) 20 secondi per ogni punto realizzato con le frecce...(le frecce saranno a ventosa onde evitare inutili perdite umane).

Ps. se non avete arco e frecce non disperate potete noleggiare gratuitamente tutto il kit, pagherete solo un piccolo dazio cronometrico, il nolo dell'arco costerà più un minuto e le frecce più 3 secondi l'una.
 Che altro dire, la notte dei lunghi coltelli è imminetnte ci ritroveremo al bivio in cui la vita da appuntamento a tutti, tra l'abbrutimento e il desiderio, tra la voglia di vittoria e la resa.
Io mi sto preparando per ripetermi ed entrare nella storia, so che sarà difficile ma al traguardo potrò guardarmi allo specchio con la consapevolezza di aver dato il massimo... sognare non costa niente.

PPS...come di consueto non ci saranno controlli antidoping...ma... chi semina vento raccoglie tempesta! 

                                                                     il direttore
                                                                       sf o sdm

lunedì 28 marzo 2016

Trofeo Bruchi...non esistono amichevoli...


Prima tappa di avvicinamento alle classiche del nord e alla ben più importante terza edizione della scalata del camparista.

Giornata ciclistica nata per volere del Vannelli, che in questa santa pasqua è tornato all'ovile. Ho accettato la sfida e ho rilanciato invitando Matteo il milanese, perchè è risaputo, tre teste calde sono meglio di due... doveva essere una scampagnata tra vecchi amici...doveva. 


Cronaca della corsa

Ore 9:30 punzonatura, sfottò e sermone del tuttologo locale sulla scelta del percorso in base a dati scientifici sui venti, i gradi di inclinazione dei raggi solari, lo Zenit e Nadir etc etc... mamma mia che palle.
Si parte. Il numero dei partecipanti (tre...cento) evidenzia che il trofeo Bruchi è un premio ambito e che nessuno, come sempre, ci starà a perdere. 
Il percorso è di difficoltà elevata, con G.P.M di prima e seconda categoria.  Dopo pochi minuti tre disperati tentano la fuga, sono Matteo il milanese, il Vannelli, e Fabian Cancellata (io) ribattezzato cosi dal Vannelli forse per le prestazioni simili al grande ciclista elvetico Fabian Cancellara detto Spartacus? No chiarisce subito lui. Solo per il cognome che porti e perchè la tua bicicletta pesa come una cancellata. 
I tre fuggitivi prendono il largo. Il Longobardo, spaccone come di consueto, a dimostrazione di forza si batte i pugni sul torace come king kong, orde di fan a bordo strada vanno in delirio.
Il primo Gpm è a Porrona. E' il Vannelli ad aggiudicarsi l'ambito traguardo volante. Nella discesa che porta all'anconetana i tre, assumendo una posizione molto aereodinamica aumentano considerevolmente il loro vantaggio.
Ora viene il bello...disse quello in procinto di cacare il cuore...
L'ingeresso in una strada molto trafficata non è mai facile, incauti pirati della strada ci sfrecciano accanto fregandosene di noi...
Schivato il pericolo, sul ponte dell'orcia a ben 57 kmh sono vittima di un frontale con un calabrone, ho un attimo di vertigini e rischio di cadere. Il dolore è notevole con la mano sondo la fronte per capire l'entità del danno. All'analisi tattile riscontro una lieve commozione cerebrale...un biccio pe capissi. 
La strada si fa inpervia. 
Arrivare a Tavernelle sarà dura, i pezzi sterrati nascondono infinite insidie. Parliamo quasi pacificamente della società moderna, e nonostante idee politiche molto distanti il simposio non sfocia in rissa. Complice il paesaggio primaverile la gara prende i contorni della scampagnata.
Senza lo stress della contesa mi tornano in mente tante storie vissute in quelle zone. Racconto ai miei compagni di fuga di quando una notte accompagnando a casa una ragazza dopo la discoteca io e i miei amici ci imbattemmo in una coppia che faceva sesso estremo in mezzo alla strada (a breccia) e dall'abitacolo ogni sorta di ingiurie ed epiteti irripetibili uscirono dalle nostre bocche, terminati solo quando io chiesi. Chi cazzo so sti due? La ragazza con aplomb britannico rispose : è la mi mamma. Fu il gelo...il resto del viaggio passò nel silenzio più assoluto. E' passata alla storia come une delle 5 più grosse figure di merda dell'umanità.
Saliscendi degni della Liegi-Bastogne-Liegi ci portano di nuovo a Porrona. Mancano 7 km, la vittoria è un'affare fra noi tre. Siamo talmente in vantaggio che il Vannelli chiama la su' mamma per dirle che finalmente riuscirà a salire sul podio. 
Nell'ultimo pezzo sterrato nessuno si vuole scoprire.
La pendenza supera il 10%. Provo a staccarli e arrivo in cima all'ultimo GPM in testa facile. Decido di aspettarli non me la sento di abbandonare i miei compagni di fuga. Dobbiamo arrivare insieme e fare la volata. Il gap cronometrico dice il Vannelli a  due minuti e Matteo a sei.
Il Longobardo arriva trafelato e visibilmente disidratato, cerca l'acqua come un rabdomante. Quando sta per consumarsi la tragedia gli passo la borraccia e il Vannelli lo imbottisce di zucchero e uva passa. Gli abbiamo salvato letteralmente la vita, e lui come ricompensa si lancia giù per la pievina veloce come una cometa.
A 500 metri dal traguardo è primo il Longobardo seguito dal Vannelli. Ammiro la loro volontà li guardo da lontano, tanto so' come andrà a finire. Mi sento come Ibra (nettamente superiore).
La salita della crocina è fatale a Matteo che si pianta e viene superato agevolmente prima dal Vannelli e poco dopo anche da me.
Massi per provare ad arginarmi emana retrogas aromatizzati al putrefatto. Manco Dik Dastardrik.
Siamo gomito a gomito, la volata è concitata, il Vannelli assapora l'ebrezza di vincere e prova a stringermi alle transenne, sarei quasi tentato di farlo andare per vedere la reazione. Magari fa come "coso" che dopo aver segnato il gol dell' 8 a 1 fece due giri di campo roteando la maglia.
Non ce la faccio a perdere, è più forte di me, scarto a destra e lo supero arrivo sotto la bandiera a scacchi a braccia alzate.
...ma che ve lo dico a fare...non esistono amichevoli.


ps trofeo bruchi, non in onore dell'eroe cinigianese, ma per l'andatura alla velocità dei bruchi...

                                                             il direttore
                                                                                              sf o sdm

martedì 15 marzo 2016

Piccoli Begbie crescono...

...Per chi l'ha visto e per chi non c'era... e per chi in quel giorno li  inseguiva una sua chimera...

Domenica di calcio. Un vento da nord-est porta con se pioggia e depressione sferza le spoglie gradinate. Clima tipicamente scozzese. Guance rosse in abbondanza un pò per il freddo un pò di più per il vino.
In un paesino dell'entroterra toscano si disputa un match calcistico di infimo livello, la noia regna incontrastata sulle tribune, lo sbadiglio è il massimo della trasgressione. 
Finalmente l'arbitro decreta il recupero.  Onde evitare spiacevoli malintesi alza al cielo, cosi che tutti possano vedere, il pollice l'indice ed il medio. Solo tre minuti gridano i tifosi di casa??? Nooo stava mostrando il tre come simbolo religioso (la trinità) dice un sapientone. Finalmente grida un esteta (io) finirà questo scempio. 
Quando tutti sono pronti per un thè caldo (falso come la banconota da 15 euro al massimo un'anice stellato o uno stravecchio) e tutto sembra filare liscio nasce un diverbio tra un hooligans locale e una donna degli ospiti. L'hooligans con l'aplomb che lo contraddistingue invita la Granny a praticargli una fellattio.
La signora inorridita da tale proposta risponde a tono, e più inveisce e più il teppistello con una mimica degna di Chaplin insiste sulla fellatio. Si alza quello che ai più sembra il marito, vuoi vedere che ora gli farà una pompa lui.
No, decisamente no, dopo i primi passi verso il nostro Begbie si capisce che le intenzioni sono altre, è scandalizzato come una suora orsolina.  Vuole vendicare l'onore violato della consorte e passa all'attacco via terra. 
Ma come accade spesso in certe situazioni ha fatto i conti senza l'oste. 
Vedendolo avanzare "Begbie" esulta e passa all'offensiva mulinado jab a destra e a manca. Nessun colpo porta al k.o.
La rissa prosegue. Alcuni con la scusa di andare a dividere i contendenti sferrano colpi anche sotto la cintura, sale l'adrenalina e il livello della boxe, sedarli non è facile per le forze dell'ordine, ci vorrebbe il taser. 
I migliori boxer schierati da ambo le parti danno vita a 5 minuti di follia. 
Da che mondo è mondo quando vai a fa i cazzotti "ci vole du balle una pe dalle e una pe piglialle".
Secondo una stima approssimativa nel mio personalissimo tabellino (avrebbe detto Rino Tommasi) la tifoseria di casa è uscita vincente ai punti (non di sutura) e con un discreto margine.

Nulla di rilevante dal lato feriti, s'è consumato meno ghiaccio che in un campari. 
Begbie: è uno dei protagonisti di Trainspotting particolarmente dedito alla rissa.

p.s Per i curiosi,  'na pompa non gliel'ha fatta ma 'no sganassone l'ha preso..
   
pps aborro questo genere di cose ma è stato molto più spettacolare dell'intera partita.
    
                                                         il direttore
                                                           sf o sdm




sabato 11 luglio 2015

SSD Cinigiano... 50 Anni e non sentirli

                                5 luglio 2015
Nel giorno del 50esimo compleanno del glorioso Cinigiano calcio la società non ha badato a spese ingaggiando funamboli e artisti del pallone per deliziare la folla che con largo anticipo si era assiepata sulle tribune della fossa dei leoni per assistere al match tra alcune vecchie glorie biancoazzurre, dei pellai che non si sa come, hanno indossato la maglia del Cinigiano e una selezione locale (gente trovata al bar per far numero).
Ma veniamo alla partita;     la presenza di ergastolani della squalifica, di giocatori capaci di colpire la palla in un campionato 5 volte di cui 3 involontariamente, di teste caricate a nitroglicerina che con i regolamenti odierni avebbero resistito più sott'acqua che in campo, potevano far presagire ad  un match agonisticamente caldo.

Fortunatamente il pericolo è stato scongiurato, un pò per la torrida temperatura che ha fatto si che il ritmo della gara fosse quattro tacche sotto il derby del cuore, un po perche i vecchi sono subito passati in vantaggio con una bordata di Penco che un Cianchino senza dignità si lasciava sfilare sotto la pancia.  La superiorità del geriatrico è apparsa subito netta. Il vero spettacolo però, è stato vedere nel viso dei calciatori la gioia e il sorriso per essersi di nuovo trovati insieme a giocare. La partita non la ricordo ho passato il tempo in panchina a "veglia".  
Di episodi salienti ben pochi, di giocate che passeranno alla storia, nemmeno l'ombra, una costante, Zanobi Alessandro (l'unico in grado di contrastare bobo vieri in una gara di selfie) che si autoimmortalava con i "dinosauri" di cui da bambino era accanito fan.
Il risultato 3-1 per le vecchie glorie, i gol Penco, D'andrea e Camilletti per i vecchi e Bonelli per i giovani.
Sarebbe il momento delle pagelle, ma non mi sento di giudicare miei ex compagni. Alla fine troverete i premi assegnati da leficari.com
  
Da segnalare, come ad ogni festa che si rispetti, la presenza di un imbucato.  Davanti alla nostra perplessità millantava presenze nel Cinigiano, ma in nessun archivio si è riscontrata traccia di tale Scheggi Marzio (proverò su wikipedia ma dubito) 
Altra segnalzione negativa, il grave infortunio di cui è stato vittima il Brandini. Si è trattato forse di una faida trasversale? 
I vecchi per provare ad arginarne lo strapotere fisico sono ricorsi al fallo sistematico. Auguri di pronta guarigione  
      
A cena gli amarcord si sprecano Guglielmo, in versione Gianni Minà, tra una portata e l'altra premia a destra e a manca. A fine serata, in piena trance agonistica, premierà anche un passante venuto a chiedere informazioni.  
Il racconto di Bertini-Minà parte dagli albori,e inizia cosi: si stava meglio quando si stava peggio,  il calcio veniva giocato su un campo abbandonato a maggese con le porte dai pali quadrati e dove il trattorino tosa erba erano le pecore del vicino che ovviamente lasciavano tracce del loro passaggio etc...

Io, ripensando ai miei anni trascorsi da giocatore e da tifoso, ne ho viste di cotte (e di cotti venuti a svernare) e di crude. Ho avuto l'onore di giocare con grandi giocatori, uno di loro era dal Grillo facile e viaggiava con un divano sul furgone per fugaci accoppiamneti.  
Altre volte abbiamo fatto indossare la gloriosa casacca con troppa generosità. Per capirci nel Cinigiano hanno giocato, pentiti (di non avere fatto un altro sport) pellai di ogni risma,  persino il matto d'istia è stato una delle tante meteore. Le forze dell'ordine locali, dal canto loro, hanno dato alla causa fior di talenti-bidoni. Venivano al campo e raccontavano presenze minimo in serie C, con racconti dettagliati (uno sosteneva che Giannini gli avesse tolto il posto nella Roma perchè raccomandato), per poi mostrarsi in tutto il loro macabro splendore. (non parlo di te Guglielmo) 
Alcuni di questi pseudo giocatori nemmeno se tenuti a mollo per settimane nell'acqua di Lourdes sarebbero diventati calciatori, ma si sa, siamo un paese di generosi e du tiri non si negano a nessuno.   
La Storia: 
La piazza avrebbe meritato molto di più ma cominciammo come tutti dalla terza categoria. 
Le ambizioni erano inversamente proporzionali alle qualità degli atleti e per un bel ventennio stazionammo nella bassa classifica dell'ultima categoria, dove le magre soddisfazioni venivano dalle vittorie nei caldi derby col Pari e col Civitella.
Poi venne l'epoca del infuocato derby col Monticello (paragonabile per furore agonistico a panata-olimpiakos) dove, voglio sottolineare, in anni e anni di derby i monticellesi non riuscirono mai a vincerne uno. La loro ascesa dalla terza alla prima categoria smosse gli animi cinigianesi che non volendo essere da meno degli odiati cugini inziarono ad investire in gente di livello.  .....O coglioni monache....

Il mio idolo d'infanzia era un greco che studiava medicina e segnava valanghe di gol. Se non avesse fatto una vita notturna alla Adriano avrebbe giocato molto più in alto. 
Per raggiungere l'agognato salto di categoria venne ingaggiato un ex seria A (Ferioli) 1983-84. In questo decennio (1987) il mio debutto con gol in un Cinigiano S.fiora 1-1 
Il decennio 1990-2000 fù  ricco di soddisfazioni il culmine: 25-5-1997 quando, con lo storico gol di Marchino sbancammo Sambuca e fummo promossi in prima categoria. 
L'artefice di questo miracolo fu Mr Mariotti Paolo ( x gli amici e i nemici la Puzzola).  Poi la crisi d'identità con monticellesi in squadra e in panchina, e per finire, arriviamo ai fasti odierni con Figaro presidente (Massimo Tassi) Tognotti Lamberto in panchina e bomber Panfi trascinatore...ora con l'arrivo di un vincente come Lorenzo Scheggi alla guida tecnica è lecito sognare...

In tarda nottata e nel più assoluto anonimato si sono tenute le premiazioni che ogni anno leficari.com dedica a chi si è distinto in qualcosa non necessariamente inerente al calcio. 
Il premio miglior abbronzatura integrale: 1° Zanobi Alessandro 2° D'andrea Luca 3° Zanobi Massimo. Flavio Tarassi era fuori concorso 
Miglior sovrappeso: primo a mani basse Magi Mirko, 2° Tinturini Paolo 3° aexquo Falconi Lorenzo e Bartalucci Marco...escluso lo scrivente per irregolarità.
Il premio più ambito: Miss maglietta bagnata, (o maglia di lana sudata) va a: Perugini Alberto detto saramella...
 ...chi se la prese campò un mese...

ps è stato bello ritrovarvi con infinita stima e affetto ...
   
                                                           il direttore 
                                                             sf o sdm