giovedì 21 settembre 2017

Ad un passo dalla storia...Coppa Cobram versione biliardino.


Quella che andrai a leggere è una storia vera, tuttavia alcune scene, luoghi, nomi ed eventi sono stati modificati ai fini drammatici.

Per colpa di una stampa sportiva distratta o negligente rischiava di passare sotto traccia una delle favole sportive più belle di sempre. Fortuna vuole che noi, segugi dell'informazione strampalata, siamo sempre a caccia del "caso umano" di turno e anche stavolta, a suon di dobloni, l'esclusiva non ce la siamo fatta sfuggire. 

Partiamo con ordine con il racconto per quei tre o quattro che ancora non sanno cosa sia accaduto.
Una nota azienda di elettrodomestici (di cui ometterò il nome finchè non arriva il bonifico) decide che è ora di finirla con le pause pranzo a oziare sui social e organizza un torneo aziendale. Una sorta di Coppa Cobram versione biliardino a cui tutti i dipendenti sono costretti a partecipare. Ma il vero motivo che mi porta a battere su 'sta tastiera, è la partecipazione alla contesa di DJ.Cavallo, uomo di punta del team Le Ficarì. 
In coppia con Marino, compagno di turno e di bagordi, si iscrivono come "i Pelati" per le glabre zucche esibite con orgoglio. La loro cavalcata si fa da subito entusiasmante. Le doti da bomber navigato di Marino colmano le lampanti lacune in porta del nostro DJ.Cavallo. 
I primi turni sono agevoli per i nostri eroi. Gli allibratori calano vistosamente la quota a vincere dei Pelati. Nell'aria si sente puzzo d'impresa. 
La serata delle final eight il palazzetto è gremito in ogni ordine di posto. Sulle tribune si fa largo l'idea che gli Hairless siano un pò come il Leicester di Ranieri... 'na manica di brenne che ha vinto la Premier League. 
Marino è implacabile sotto porta e DJ.Cavallo pare Buffon.
Il trionfo è netto quanto insperato alla vigilia. Inizia la festa. Bus scoperto (Ape 600 del poro Checcone... compianto porchettaio cinigianese degli anni '60) e caroselli in città fino a notte fonda, con capatina nel sottobosco del sesso a pagamento. Che fai ti privi.
I giorni a seguire servono per metabolizzare e capire le dimensioni dell'impresa (soprattutto a me).
La sera seguente mi chiama DJ.Cavallo per organizzare l'intervista e per dirmi che andranno a giocarsi il titolo europeo. Ho un mancamento, mi defibrillano. 
La sede scelta per le finali europee è Varese più per la vicinanza con Malpensa che per tradizione. I nostri eroi vengono trattati come mucche Kobe. Business class sul FrecciaRossa, albergo 5 stelle, Ombrelline durante i match etc.
Alla cerimonia d'apertura della prestigiosa competizione è proprio DJ.Cavallo a prendere la parola. Parte con una filippica (pippone) sulla diversità e l'inclusione, riceve novantadue minuti di applausi. "Basta chiacchiere è ora di giocare", sentenzia il signor Cobram in persona.  
Quando il sole è basso all'orizzonte inizia l'europeo per i Pelati.
Il sorteggio non è stato favorevole, al primo turno affrontano la Russia. Per spezzare l'equilibrio del match ci vuole un gol fortuito di Marino. Si va avanti.  Negli ottavi di finale battono una Francia a squadra mista con lui piuttosto isterico e solo la presenza del servizio di sicurezza evita la colluttazione. Nei quarti di finale contro la talentuosa Serbia hanno bisogno di un supplementare per spuntarla. 
La semifinale è contro i temibili inglesi che tutti danno per favoriti. Alle presentazioni di rito si spacciano per accaniti tifosi del Cristal Palace. (Più amanti del Cristal visto le bollicine che tracannano tra un match e l'altro). La partita è molto equilibrata DJ.Cavallo oltre alle ormai consuete grandi parate segna il gol decisivo. "ANDIAMO A BERLINO BEPPE"...I PELATI BUSSANO ALLE PORTE DELLA STORIA...titoleranno i giornali il giorno dopo. 
Alla finale, dall'altra parte del tabellone, arriva una coppia femminile portoghese.          
I nostri Pelati (vecchi marpioni) per cavalleria fanno scegliere il campo alle donzelle e loro da brave strateghe prendono la parte col vento a favore.
La partita viene spezzettata e rallentata dalla donna in porta, che, dettaglio non trascurabile, è in dolce attesa. Questo tipo di gioco toglie ritmo e fa innervosire Marino. 
L'epilogo è grottesco, le belle lusitane si impongono nettamente.

I Pelati hanno sottovalutato le avversarie o il destino cinico e baro ha fatto il suo corso? L'unica certezza è che LA STORIA NON APRE. 

E' il momento dei bilanci. Nonostante la delusione per aver perso la finale contro due donne, l'intera avventura è da considerarsi comunque positiva. La medaglia d'argento solo a Siena è sinonimo di fallimento. 

Ora l'intervista con DJ.Cavallo.

Visto i tuoi trascorsi decisamente poco sportivi ho trovato davvero incredibile, primo la tua partecipazione, secondo la tua abilità. 

DJ.C : Innanzi tutto saluto tutti quelli che mi conoscono.

- Guarda che non sei in televisione e questo è solo un modesto registratore.

-DJ.C : Vero. Nonostante un addestramento da Navy Seal, non ho mai avuto velleità sportive e il mio livello di competitività era nullo.  Costretto a partecipare, mi sono via via calato nel ruolo, e va detto che essere in coppia con Marino, un vero fenomeno, ha ridotto al minimo il mio disagio negli sport a confronto diretto. E poi come si dice, l'appetito vien mangiando. 

- Andando a spulciare nei polverosi archivi sportivi paesani sono riuscito a trovare momenti di gloria che ti hanno visto protagonista, ti va di raccontarceli?

DJ.C: Gli ingredienti per una storia romantica ci sono tutti. Cosa rende sensazionale la cosa? Per farvi capire le mie modeste abilità in tutti gli sport il ruolo di maggior prestigio che ho ricoperto è stato fare il palo di una porta in un Cinigiano-SantaRita del 1982 finito 4-2. Crescendo la mia fama di "scarso" mi ha accompagnato. Non va taciuto però che a volte sia salito sulla ribalta anch'io . Nel mio palmares ho due nette affermazioni nei campionati comunali di masturbazione (1983-1984). Tra l'altro scrissi una tesina sui benefici sulle masse arrapate della visione di film con Teresa Orlosky. Il MANOscritto mi valse una laurea ad honorem che mi consegno il rettore della facoltà di scienze della masturbazione (the little miller). 

-Quello che hai fatto puzza clamorosamente d'impresa, ne sei consapevole?

DJ.C: ancora non riesco a capirne bene le dimensioni. Solo col tempo, quando al posto di Fontamara di Ignazio Silone nelle scuole leggeranno la storia dei Pelati ad un passo dal paradiso forse ne diventerò consapevole.  

-Per chiudere, cosa si sente di dire ai suoi nuovi follower?

DJ.C : E' evidente che non verrò ricordato come sportivo poliedrico, ma ho realizzato exploit leggendari. Un episodio significativo è giusto che si sappia. Il 9 agosto 1987 in una partita di calcio in spiaggia al Bagno Bertini realizzai un gol in rovesciata che mi tenne sulla ribalta calcistica locale per diversi giorni con i talent scout che mi venivano a cercare da ogni dove.
E' chiaro che, come la cometa di Halley passa ogni 77 anni, io ogni 30 anni riesco a fare qualcosa di sensazionale, quindi NEVER GIVE UP.
Mi sento di chiudere con una massima del mio mentore Aldo Rock: la vittoria  non è arrivare primi ma tagliare il traguardo consapevoli di aver dato tutto.

- ehsticazzi...

                                                                    il direttore
                                                                      S.d.M
   
        


   



giovedì 22 giugno 2017

la scalata del camparista 2017 4° edizione

4 giugno 2017 4°edizione della scalata del camparista
20170603_092936.jpgTra imponenti misure di sicurezza (un vigile senza divisa che come dotazione antisommossa aveva un delacasa) è andata in scena la quarta edizione della scalata del camparista. 
Come ogni anno gli sponsor non hanno badato a spese ingaggiando come mossiere colui che sta al ciclismo come Pelè al calcio (il Pera). 

Questa edizione passerà alla storia per i grandi proclami della vigilia ("uno" che, a suo dire, aveva la vittoria in pugno e solo il mancato superamento della prova costume l'ha costretto alla rinuncia), per la grande affluenza di pubblico lungo il percorso, come testimoniato dal network locale teleBrogi, e per la sobrietà dei festeggiamenti finali. 
Il Clamoroso forfait del campione in carica Stefano Piselli (indiscrezioni trapelate parlano della paura di pedere in bici dal Martini), il gravissimo infortunio capitato ad uno dei papabili protagonisti (Coppi) e l'assenza di outsider di  un certo livello hanno spianato (si fa per dire) la strada a S.d.M. (non che ne avesse bisogno sia chiaro).
La corsa che ormai ha raggiunto il blasone della Parigi-Roubaix, obbliga però, essendo un triathlon, ad essere poliedrici.   
Ma veniamo alla cronaca. Alle 9.30 puntuale, come un rigore alla juve, lo strapagato starter decreta l'inizio delle ostilità. Un clima torrido esaspera i tatticismi, alla pievina la carovana si spezza in due tronconi, i migliori fanno il vuoto.  
In coda rimane un quartetto a bordo di un risciò più peso della macigno mobile dei fratelli Slag (wacky races).
Al cimitero di Castiglioncello il primo a fermare il cronometro è Osso (il Martini), non riuscendo però a fare il vuoto che credeva. Merito del freelance torniellino Lorenzo e di due membri de Le Ficarì, S.d.M e Alessio.
Alla spicciolata arrivano tutti gli altri, compresi i ragazzi sul risciò a bordo di un mezzo pesante adibito al trasporto di animali vivi (mai mezzo fù più adeguato) scendono dal camion a mani alzate invocando la clemenza della direzione di gara. 
E' il momento della prima manche di tiro con l'arco. 
La maggioranza degli arceri ottiene punteggi ben al di sotto della dignità.       
Si riparte per Stribugliano con un Martini indemoniato che ha capito che se vuole vincere deve staccare nettamente i rivali. 
Lorenzo prova a tenerne il passo tallonato dal veterano S.d.M che sa di avere buone chance se il gap in bici rimarrà sotto i 5 minuti. Alessio prova a rientrare ma fisicamente non ne ha più, paga dazio ai molteplici drink della sera precedente. 
L'ultimo (per  decenza ometterò il nome) taglia il traguardo con ben 15 minuti di ritardo (in 4 km). 
Foto interviste brindisi e quant'altro e si riparte per Cinigiano. Ci attendono due estenuanti prove, la seconda manche di tiro con l'arco e  la costruzione-lancio di un aereoplanino di carta.
All'arrivo orde di fan accolgono i partecipanti con fumogeni e bandiere al vento.  Si scoccano gli ultimi 5 dardi. Il secondo round di tiro con l'arco se lo aggiudica ancora S.d.M con una prestazione degna di Guglielmo Tell. 
E' il momento più atteso. I contendenti iniziano a modellare la carta, gente che vaneggia lauree in origami, (e chi sei Oscar) chi si spaccia erede dei fratelli Wright. E' tutto pronto per il decollo di massa. Rullo di tamburi, si vola. Tre piccoli aerei si contendono la vittoria ondeggiando leggiadri verso... il più lontano possibile. Altri  rimangono incastrati sugli alberi innescando una lunga serie di polemici "se".
Tutti gli altri vanno giù come sassi nel fontone. 
Vince Simone (il navigatore del risciò) seguito da un sorprendente "numero 7 MariottiMarco MioFiglio", sul terzo gradino del podio sale Max evitando così alla spedizione Longobarda il totale fallimento. 
E' finita. La combriccola è pronta a consumare il fabbisogno alcolico annuale della fabbrica dei boeri. 
I giudici di gara si chiudono in camera di consiglio per calcolare con bonus e abbuoni la classifica definitiva. Al banco inizia la giostra dei campari.

14° classificato DJ-Cavallo con il tempo di 1:03:22 Modesto in bici, imbarazzante con l'arco (l'unico a fare 0 in una manche... (e se ci dovevi mangiare??? ) e fallimentare in areonautica. Magra consolazione è la medaglia d'argento fra i generi del Maestro Sergio.
13° Nicola (tattico del risciò) schierato dal Veneto (subito pentito)
per sostituire il Piselli. Si spaccia per arcere... Chiude con un poco dignitoso 1:01:22          
12° Anna 1:00:21 stravince la categoria donne affascinanti per il secondo anno consecutivo. E' lei lorgoglio della famiglia Vannelli. 
11° Riccardo 57:36 nonostante ostenti la maglia della Spartan-Race non brilla secondo le attese (le sue). E' evidente che non è un triatleta.
10° Max 56:24 Riscatta due anonimi noni posti (in bici e con l'arco) con un bel terzo posto con l'aereoplanino.
9° Matteino (fantasista del risciò) 55:02 poco efficace con l'aereoplanino, piazza un buon quarto posto con l'arco.
8° Zorro 53:18 (timoniere del risciò) l'unico in grado  di impensierire S.d.M nel tiro con l'arco. Dimentica in fretta le quattro nozioni di ingegneria aereonautica apprese per corrispondenza. Il suo aereo è tra i primi a sfasciarsi al suolo.
7° Matteone 53:00 si presenta al via con 238 libbre sul groppone che in salita hanno il suo perchè. Il suo arrivo al traguardo assume contorni commoventi, non vedendolo arrivare si teme il peggio, S.d.M lo va a cercare e lo scorta sino alla fine. Arriva co' la lingua di fuori imprecando contro tutto il firmamento religioso e con la milza che unnè più bona manco pe' crostini.
6° Fù-Ricciolino 51:22 (navigatore del risciò) buon quinto posto con i dardi. La vittoria con l'aereoplanino di carta evdenzia che il diploma in cazzeggio ottenuto alle superiori a qualcosa è servito.
5° Mariotti Marco 41:12. Alla partenza i bookmakers lo davano come primo a salire sul carrello dei bolliti invece con tre piazzamenti dignitosi,  5° in bici, 7° con l' arco  e 2° con l'aereoplanino, riscatta la vergognosa performance dell'anno passato.  Gli mancava il copertone a tracolla e l'outfit d'epoque sarebbe stato perfetto. 
4° Alessio. 31:12 Doveva essere il nuovo capitano de "Le Ficarì" ma è la strada a togliergli i gradi. Si aggiudica il premio "cane di Betto" l'equivalente della medaglia di legno.
3° Martini Michele detto Osso 27:09  Vince, ma non stravince in bici. Le gravi lacune balistiche mostrate gli costano la medaglia d'oro.
2° Lorenzo da Torniella 25:00 Terzo lo scorso anno scala un gradino del podio, il prossimo sarà l'anno buono? ... Lo scopriremo solo vivendo...Primo tra i generi del maestro Sergio.             
1° S.d.M 15:33 Le roventi polemiche della vigilia non ne condizionano il rendimento, l'abitudine a stare al vertice riveste un ruolo importante in certe competizioni. Sbaraglia l'agguerrita concorrenza con una vittoria cristallina. Ottimo terzo tempo i  bici e due serie con l'arco alla stregua di un apache.

Ps. un grazie speciale alla direttrice di gara Camilla. Anche quest'anno si è distinta per imparzialità, precisione e per la generosità nei confronti della banda del risciò che in un paese orientale sarebbero stati eliminati (fisicamente) senza tanti rimpianti.
Pps. L'unesco sta valutando l'idea di far diventare la Scalata del Camparista patrimonio dell'umanità...io non mi opporrò.

Albo d'oro 2014  1°sdm 2015 1°sdm 2°Piselli S. 3° Stewart R. 2016 1° Piselli S. 2° sdm 3° Lorenzo da Torniella 2017 1°sdm 2° Lorenzo d.T. 3° Martini M.            


                      ...tanto vi dovevo...                     il direttore
                                                                           sf o sdm

sabato 11 marzo 2017

ACROSS THE BIG BLUE SEA...la mia prima volta da editore



Sono passati 15 giorni e l'eco del sensazionale successo non si è ancora spento, ma veniamo alla cronaca della giornata che cambierà per sempre la storia della letteratura. 

Roma: Latteria Studio 24-2 2017   

E' il gran giorno, stasera a Roma, la mia compagna presenta ACROSS THE BIG BLUE SEA, la sua prima fatica letteraria.
Lei è già andata in avanscoperta a visionare la location, accompagnata da Raffaella (di Lunch with Raffaella), cuoca sopraffina e lato pragmatico indispensabile per la buona riuscita di questo evento.
Sono in treno, un regionale veloce. In cosa si differenzia da un classico regionale? Solo nella dicitura, perchè è più lento di Montolivo. Con me c'è la nota cantante country-folk Sabrina Turri. Ci scambiamo racconti sui nostri passati. Con un orecchio ascolto lei con l'altro la radio.  
Scrivo un sms alla protagonista. Risponde che teme un flop, l'incubo scarsa affluenza incombe nella sua mente. Trovo palloso 'sto pessimismo cosmico. E chi sei Murphy!!!
Ho l'illuminazione, scrivo a Radio Deejay. Venti minuti dopo Linus scandisce il mio nome, l'orario e l'indirizzo dell'evento. Mi vengono i lucciconi. Deejay chiama Italia, una trasmissione da tre milioni di ascoltatori!!! La scarsa affluenza non sarà più un nostro problema.
Scendiamo alla stazione di Trastevere. Di taxi nemmeno l'ombra, e uber non è nel nostro bagaglio tecnologico. Trascino il mio trolley rincorrendo Sabrina che tiene un'andatura che manco i keniani alle Olimpiadi. Da uomo di campagna metto a repentaglio la mia vita rischiando più volte di essere stirato da automobilisti che non mi perdonano le origini contadine. Mi suonano all'impazzata ogni volta che metto un piede giù dal marciapiede. Ah bene le strade a breccia piene di spinose e cinghiali... male che ti va, fai la scottiglia.
Con l'aiuto delle nuove tecnologie (non in mia dotazione) arriviamo a destinazione facilmente.
La Raffa e Katja rispettano i ruoli, la prima cucinando, l'altra aggiornando i social. 
Io e la Sabri ci rimbocchiamo le maniche e ci mettiamo agli ordini della Raffa che dall'alto del suo enorme potenziale stà allestendo un buffet luculliano.
Per sciogliere la tensione stappo una bottiglia di Pavone, il vino offerto da uno dei nostri sponsor.
Un assaggio tira l'altro e le prime bocce svaniscono in pochi minuti.
Ho un leggero languorino ma la chef ha messo il veto al nostro buffet. Fortuna vuole che poche porte più in la ci sia un take away molto invitante. Facciamo tappo (un pranzetto veloce).
Tornati al quartier generale per un breve briefing veniamo interrotti da una signora che vedendo il trambusto entra per capire cosa stia succendendo. Mi avvicino e da gran cerimoniere parto col racconto da molto, molto lontano: quando, nel secolo scorso, una giovane svizzera varcò le alpi in cerca di fortuna.... in realtà voleva solo fare la "stagione" delle olive (a giugno...in svizzera gli olivi non ci sono) e tornare in patria etc. etc.... fino ad oggi con la presentazione del libro. Non sembra interessata. 
Quando sta per uscire noto i suoi occhi velati di delusione. La fermo e le dico: le andrebbe un goccio? Mi guarda e un sorriso inequivocabile svela il vero motivo del suo ingresso. Risponde (giuro) se insisti... 
Alle 4 è quasi tutto pronto. La Raffa è un pò tesa. Cerco di tranquillizzarla con l'autorevolezza di un navigato boss della mala.  
"Quando ci sono io non ti devi preoccupare.... sono il signor Wolf ....risolvo problemi" (pulp fiction). Sprizzo onnipotenza da tutti i pori.
La sua risposta non ammette repliche, "è meglio se vai in albergo e ti riposi un pò cosi sarai più fresco per stasera". Obbedisco, e come diceva la mi nonnina, vado a ghiacè.
Di ritorno da un breve, ma necessario, REM torno in pista e trovo le tre donne in fibrillazione per l'imminente debutto. 
Propongo un brindisi che ottiene consenso unanime.
Ore 18.15 con il classico ritardo accademico apriamo le porte. 
Orde di fan provenienti da ogni dove entrano a farsi firmare la copia e per gustare il rinfresco. 

   

In breve tempo la sala è gremita in ogni ordine di posto. La varietà etnica è impressionante. Oltre ad un rappresentate dell O.N.U ogni continente ha i suoi ambasciatori. Questo è di per se un gran successo. Quando la mia compagna prende la parola per ringraziare i presenti e per riassumere il libro vedo che tutta la passione che ha messo in questo progetto il pubblico la percepisce. Mi commuovo.
Mi si avvicina una signora parlandomi in francese. M'avrà scambiato per Sarkozy? Più probabile per un magrebino visto il turbante che ho in testa. Rispondo nel mio idioma (il cinigianese) alla sua domanda se possiamo organizzargli una festa (io sò l'editore mica il catering). Dice: avrei bisogno di un posto un pò più grande però. Le propongo il Circo Massimo. Si allontana delusa.
E' mezzanotte passata parlo con una ragazza iraniana dei miei problemi in città. Lei dice che Roma in confronto a Teheran è un villaggio... tutto è relativo. 
Contando i vuoti penso che solo alla presentazione di un libro di Bukoswki si poteva fare meglio. (per i cinigianesi... o ad una festa di Stavros).  
Salutiamo gli ultimi ospiti e chiudiamo le serrande con qualche difficoltà.  
Nel bel mezzo del cammin verso le nostre suite ci imbattiamo in un locale rumoroso e affollato. Entriamo. Il bicchiere della staffa è nella carta dei diritti universali dell'uomo, non si nega a nessuno.
Dietro al banco due rapper, ah no sò i baristi agghindati a modino. Il più giovane indossa un cappellino con la tesa indietro e ha la faccia tempestata di piercing, il gigante, cappello da baseball e cappuccio della felpa tirato in testa. La cameriera che serve ai tavoli è carina nonostante la pettinatura alla Riccardo Cocciante (o alla Filoni per i cinigianesi).
La clientela è molto gggiovane, la differenza d'età si nota anche dalla scelta dei drink, noi, datati gin tonic, loro raffiche di shottini e selfie a go-go. 
Al tavolo le chiacchiere vertono sulla riuscita dell'evento. Siamo tutti concordi sull'ottimo risultato. Sto per crollare ma non voglio fare il guastafeste. Fingo di meditare, appoggio il gomito al tavolo e mi reggo la testa con la mano... 

Sono le 4 passate, siamo rimasti solo noi. I giovani, dopo decine di shottini  saranno a creare degrado vomitando vodka in qualche angolo di Roma.  
Dopo svariati drink e un sonnellino giunge anche per noi il momento dei saluti. Il barista, dopo aver tirato su le sedie e spazzato, ci dice come disse il poro Checcone: quando andate via spegnete la luce. Togliamo le tende.
Arrivati in albergo ci facciamo l'ultimo champagne con le fragole e cadiamo fra le braccia di Morfeo.  
Sabato 25\2\2017
Dopo una leggera colazione ripartiamo verso casa stropicciati come Willie il coyote. Solo la Sabri ha una lena che desta sospetti, ma lei è una rockstar, è abituata a certi ritmi.
Dopo un estenuante viaggio arriviamo a casa. Un abbraccio decreta la fine della fase di decollo... da oggi il libro può volare libero nel vasto mondo della letteratura.   
                                                                  Il direttore 
                                                                       sdm



   




giovedì 11 agosto 2016

S.D.M.... A COMANDARE in vetta al vulcano


30-7-2016 ore 5:15
Nonostante la portata dell'impresa fosse da tutto esaurito, la mia partenza è passata sotto silenzio mediatico come un referendum non voluto dal governo. 
Non che ambissi a esclusive Sky o seghe varie, ma almeno 4 sfigati, eccheccazzo.
Da sempre cerco nuove avanguardie per mettermi alla prova e ogni volta cerco di coinvolgere i miei amici, ma come sempre si dileguano. 
Poco importa. Certe imprese, in solitaria, aumentano di valore, come dice Simone Moro.
L'unico su cui posso sempre contare è il mio destriero a pedali che non si tira mai indietro, mi chiede solo un po di grasso, e quello in me abbonda. 
Partito dai Ficari (meglio conosciuti come la Cape Canaveral dell'alta maremma) con i favori del pronostico e con un clima non particolarmente ostile mi accingevo ad andare a comandare in vetta al vulcano. 
Il primo tratto di strada fino a Monticello (una volta detta anche Road to Rio, dal nome del poetico ristoratore monticellese da poco scomparso), anche se con pendenze importanti, lo conosco a memoria. 
L'insidia più grande sono degli agguerriti tafani che mi hanno scelto come loro buffet. Ci vuole ben altro per fermarmi.
Scalato Monticello c'è un bel tratto in discesa dove posso recuperare, mi ci butto a capofitto veloce come un ghepardo.
Dalla Zancona fino ad Arcidosso potrei morire di solitudine, niente auto ne bici.
Arrivato al ex Faggio Rosso mi rifocillo a dovere e parto. Il cartello segnaletico indica che sono 11 i chilometri che mi separano dal mio odierno sogno o dal mio inferno, la conquista della vetta Amiata. Devo salire più di mille metri in altitudine, la vera impresa sarà arrivare vivi. 
Al "gatto d'oro" tre arzilli nonnetti, dalla deambulazione incerta e da un linguaggio biascicato, (moderni Indiana Jones alla ricerca del loro santo graal, la Marsala) mi esortano a non mollare ridendo.  
I miei demoni cantano la canzone di Masini "Perchè lo fai".
Boh chi lo sà. C'è chi cerca i pokemon, io cerco me stesso con viaggi introspettivi dove nella fatica estrema risorgo. 
O forse per smentire quei pappagalli che mi dicevano non ce la farai mai, subito pronti, poi, a salire sul carro vincente. Forse perchè ho anche l'ego in sovrappeso. No la risposta è solo una, sono programmato per le imprese epiche.
La salita si fa sempre più selettiva, ma la pedalata per ora è fluida (si fa per dì). 
Sento smanticiare alle mie spalle, tre ciclisti mi superano in scioltezza, e a me girano i coglioni. 
A 4 km dal traguardo ennesimo pit stop, reintegro e riparto. 
Nel frattempo orde di pedalotori seriali  mi sfilano accanto con mezzi che sembrano progettati dalla nasa. Mi sento una Minardi.
Ai 1500 slm perdo lucidità, la carenza di ossigeno si fa sentire, dovrei masticare foglie di coca. Mi devo accontentare delle felci.
I numerosi ciclisti che mi superano sembrano carpire le mie difficoltà e mi incitano, replico con un adagio tibetano calzante, le grandi conquiste si fanno a piccoli passi.
Quando la vegetazione si dirada i raggi di sole, come lance, trafiggono le mie stanche membra. Lo sò...morirò. 
Il contachilometri non si schioda da 6 kmh, ma oggi non è una corsa contro il tempo, oggi c'è in palio la gloria eterna UOMOH.

Un tasso maialino fa capolino a bordo strada, capisco di essere in piena crisi di fame, lo immagino in umido con le patate. Si ma come lo catturo... lui attraversa la strada ignaro dei miei propositi bellicosi e sparisce nel bosco. 
A poche decine di metri da me vedo l'ennesimo ciclista. Lo metto nel mirino. Cazzo se lo supero non sarò ultimo. Recupero a vista d'occhio. Nel sorpasso faccio lo splendido ricordandogli il motto del barone De Coubertin. Lui mi manda in culo. Antisportivo.   
Mancano poche centinaia di metri e il sogno diverrà realtà, il mondo pare fermarsi. (Non pare, sò fermo. Mi sò piantato un altra volta).  
La pendenza è eccessiva per i miei gusti, approfitto per infarinare di magnesio le ruote per avere maggior grip. Mi attaccano da tutte le parti (manco nell'offensiva del Tet) ho un moto d'orgoglio, provo la zampata del campione. Arrivo in volata con un anziano depilato come un pornodivo che mi beffa per pochi centimetri.
Per me non è ancora finita, devo arrivare alla croce e piantare la bandiera de Le Ficarì.
Salgo spingendo la bici. Ce l'ho fatta, piango di felicità. Un giornalista mi avvicina, mi lascio andare a dichiarazioni spontanee degne di miss italia : vorrei la pace nel mondo etc. Mi guarda basito, è un turista che vuole banali informazioni. Lo maltratto, ma ti sembra il modo di entrare nel mezzo di una conferenza stampa??? 
Guardo il crono 3 ore e 49 minuti, oggi 30 luglio 2016 si è fatta la storia...un piccolo passo per l'uomo un grande passo per Le Ficarì.

 Ps... caro mi fu l'irto colle (colle 'na sega)
pps. caro nel senso di pagato caro...                                                               il direttore
                                                                sf o sdm

sabato 11 giugno 2016

La Scalata Del Camparista 3° edizione 4 giugno 2016

5-6-2016


Solo la morte di ALI' poteva offuscare, sui principali quotidiani nazionali, l'evento sportivo del mese: La Scalata Del Camparista. 
La più a sud delle classiche del nord è giunta alla terza edizione, e il fatto che il manto stradale del percorso sia stato ripristinato la dice lunga sull'importanza che ha raggiunto nel panorama sportivo interpoderale.
Già nelle scorse edizioni la gara si era distinta per un ventaglio di partecipanti multietnico. 
Anche quest'anno si sono presentati ai nastri di partenza da ogni dddoveeee, c'erano Matteone da Milano, Stefano da Vicenza, il Bernacchini da Albinia, Andrea Brocco da Formia, Lorenzo da Torniella, Anna da Campagnatico,  il Vannelli dalla Tirana della val d'arbia, Jhonny da Piantaverna, Alessio da Monticello, e una folta combriccola cinigianese con Matteino, Zorro, Ricciolino, il Coppi, il tosco-calabro Mariotti, e SDM che sarei io Sergio di Momo, insomma, tutto il meglio del biathlon nazionale.

La MIA versione dei fatti:
Come di consueto la notte prima di una gara importante dormo poco e male fortuna che a tenermi compagnia ci sia Elena Ferrante con al sua "amica geniale". 
Le 6 arrivano in fretta mi alzo e vado al trucco, alle 7 arriverà il "mio amico geniale" DJ Cavallo, con l'intenzione di girare uno spot pubblicitario sulla "nuova" ammiraglia del team Le Ficarì una  Fiat 128 del 1973.
Ore 7:30 DJ.C suona, lo accolgo come merita un'autorità del suo calibro, in alta uniforme (mutande e canottiera con macchia di sugo).  Lo invito al banchetto a base ova rigatino e salciccia, tutti olii da alte prestazioni, altro che Selenia. Non si esime. Una colazione che manco la pora ganascia si sarebbe sognata, e via a fare riscaldamento. Due foto, giriamo lo spot, lieve strecching e di corsa alla punzonatura.
Il Vicentino con la solita protervia fuma in sella alla bici. Più preuntuoso di Ibra. Espletato il rituale del foglio firma ci mettiamo agli ordini della giovane starter Camilla Brogi.
I giornalisti ci chiedono un'ultima foto. E chi si nega.   
Partiti... Il vicentino prende subito il largo seguito dagli incauti Brocco e Bernacchini, quando le pendenze si fanno importanti emergono i più forti, Lorenzo da Torniella,  Alessio Jhonny ed io risucchiamo i giovani "stranieri", rimane solo il vicentino che continua a ingurgitare bevande da flaconicini anonimi.
Brocco si pianta, simula un salto della catena e retrocede nella posizione che gli compete. 
Fortuna che il clima è clemente (no il mi nonno) e non soffriamo il caldo infernale delle passate edizioni.
La prima manche in bici sta per concludersi. Tra i più attardati c'è Matteino che lamenta un sabotaggio, solo all'arrivo si accorge di aver pedalato con il freno anteriore semi bloccato, racconta di aver pensato seriamente al ritiro e solo l'emarginazione sociale che un gesto simile avrebbe causato lo hanno fatto desistere.   Il mio quarto posto mi fa ben sperare, nel tiro con l'arco sono tra i migliori e posso recuperare posizioni. La prima manche di tiro per i più è da dimenticare.  Già si sapeva.     
Ripartiamo per gli ultimi 4 km di bici, il Vicentino fa l'andatura provo a tenere il suo ritmo. Secondo i miei calcoli ,e quelli dei bookmaker, sarà una sfida tra me e lui. 
La strada comincia a salire seriamente, perdo terreno Stefano si gira per vedere se resisto, dopo una breve, ma intensa riflessione concludo che è meglio un secondo posto che lasciare due orfani. 
Nell'utimo km ho più crisi di fame di Albertone dopo 20 minuti di dieta. Vengo superato anche da Jhonny e Alessio che si disseta e parte all'inseguimento del Vicentino come se avesse il motore. Si scoprirà poi che si trattava di caffè sport borghetti corretto sambuca.
Il Piselli taglia il traguardo seguito a ruota da Alessio, terzo Jhonny quarto io. 
Alla spicciolata arrivano tutti, manca solo il Mariotti. Nell'attesa inziano i primi brindisi a base, manco a dirlo, Campari. 
Sulle nostre teste incombono nuvole nere. Rimontiamo in sella per andare ad espletare l'ultima manche di tiro con l'arco che definirà la classifica finale. Il primo a tirare è il Vicentino Stefano Piselli, e nonostante gli lanci un anatema degno di Bela Guttmann fa un ottimo score.  
Quando è il mio turno so già di cosa ho bisogno per aggiudicarmi la terza edizione consecutiva. Devo fare almeno 40 punti e il trofeo realizzato dai noti designer Gaia Tavaroli e Max Romano sarà mio. Ho l'ultima freccia e sono a 33, la tensione si taglia col coltello,lo stadio ammutolisce manco ci fosse Fabio Grosso sul dischetto a Berlino '06, per sdrammatizzare ci facciamo un goccetto (nell'arco della giornata sdrammatizzeremo senza soluzione di continuità).
Sento che la piazza vuole la mia sconfitta e ne sono felice. Mi vedo già nelle foto con il trofeo alzato al cielo insieme al dito medio per i miei nemici.
Parte la freccia ma un'improvvisa folata di vento ne altera la triettoria e il 10 a cui era destinata si trasforma in un 6. Gli dei si sono fatti beffe di me.
39. Ho perso per un punto, non credo ai miei occhi. Il boato della folla mi fà capire quanto chi vince sempre rimanga sui coglioni. Il Piselli e la sua cordellina iniziano i caroselli che si protrarranno fino a notte fonda anche in tutto il Veneto. 
Per scongiurare scontri tra le due frange più estreme di tifosi invito il vincitore a condividere l'amaro calice della sconfitta al banco...non si fa pregare...inizia la vera festa. 
Per gli amanti delle statistiche l'ordine d'arrivo:  
Ultimo Mariotti Marco (numero sette mio figlio) fuori tempo massimo. Esibisce una tartaruga degna di CR7 solo che lui, a differenza del fenomeno portoghese, pare che abbia ingerito una testuggine gigante intera. 
14° Coppi: assente per infortunio nella parte pedalata si distingue al banco e nel tiro con l'arco scagliando una freccia in coppa a un camper che gli vale il premio tiro del giorno.
13° Ex-Ricciolino Tempo 62 minuti e 22 secondi, oltre alle classiche ruote lenticolari rasa i ventennali dreadlocks per avere una migliore aereodinmica e limare decimi di secondo che si sarebbero potuti rivelare importantissimi. (sarebbero)  
12° Matteino 61:17, pedalare con un freno bloccato deve far riflettere. Le continue contaminazioni a cui è costretto hanno effetti collaterali di questa portata? 
11° Il Vannelli per gli amici DJCavallo 54:32. Si distingue per il fair play ma evidenzia lacune incolmabili in ogni sport in cui serva un minimo di abilità. Manco di lupini cazzo...
10°Anna 45:24 vince il titolo femminile lasciato vacante  da Michela e mostra una forma fisica invidiabile...o come diceva  Zucca...
9° Matteone il milanese 44:12 pur di vincere avrebbe sniffato pure le scie chimiche, ma un lungo week-end di bagordi ne hanno precluso velleità da podio, polemico più di Sgarbi e Del Debbio messi insieme 
8° Bernacchini Matteo 41:30 inviato a rappresentare i biatleti di Albinia non va oltre un dignitoso ottavo posto, rischia nell'arco del w-e più volte l'incolumità fisica.
7° Alessio 41:13 ad un sontuoso secondo posto in bici, perso soltanto in volata di un niente, abbina un disastro con le frecce, ma daltronde è il figlio di Giorgino mica di Geronimo.    
6°Brocco Andrea 41:08 al debutto in manifestazioni di questo livello si presenta inadeguato sia come abbiglimento che come mezzo di trasporto...l'abito non fà il monaco.
5° Zorro 32:54 un uomo senza vergogna tenta la carta della corruzione con la giovane e inesperta giudice di gara. Ad una imbarazzante prestazione in bici fa da contraltare una precisione con l'arco degna di un cecchino serbo.
4°Jhonny 32:08 ottimo crono in bici, rimane fuori dal podio per una manciata di secondi colpa di una mira carente.
3°Lorenzo da Torniella 32:03 venuto per fare il gregario al Vannelli ben presto si macchia del reato di insubordinazione e si lancia all'inseguimento del Vicentino la sua scarsa vena con le frecce denota che anche Torniella non sia riserva Navajo. 
2° S.D.M 20:39 sfumato il triplete per un punto cedo lo scettro all'unico ex-ciclista professionista... come si dice chi perde non cogliona.
1° Il Vicentino 19:37 imbattibile in bici e al banco, rischia di veder sfumare una vittoria certa con una sessione di tiro degna di un non vedente. Gettano ombre sulla vittoria certi flaconcini anonimi di cui si nutriva in corsa...

Ps durante i riti bacchici (da Bacco) dice e sottolieno dice che alcuni membri del team le ficarì si siano distinti per atteggiamenti lontani dagli standard di eleganza a cui un club di prestigio come il nostro è abituato. Frasi poco eleganti, oltraggi a pubblici ufficiali etc...per tutto questo mi scuso io a nome di tutti. 
Invece per i ripetuti tentati omicidi abbiamo solo risposto a vistose provocazioni.    
Pps per il tso di cui i maldicenti sostengono sia stato vittima ho richiesto le immagini del sistema di sicurezza per adire un'azione legale per diffamazione contro ignoti...ignoti 'na sega!!! Zorro.
Un saluto e  un grazie va a tutti coloro che hanno reso questa giornata di sport epica... eh si a cinigiano lo chiamiamo sport...

                                                                    il direttore 
                                                                       sf o sdm

mercoledì 25 maggio 2016

- 10 alla terza edizione della scalata del camparista

Come immaginavo, appena reso ufficiale il nuovo regolamento della scalata del camparista, sono divampate feroci polemiche. 
Chissenefrega. Non posso accontentare tutti. 
La stampa internazionale (il Vannelli da Monteroni) ha colto la palla al balzo per provare a far vacillare la mia indiscussa leadership con un video quantomeno discutibile sulla complicatezza del nuovo regolamento.   



Le prime avvisaglie dei malumori all'interno del team "Le Ficarì" si erano già avute quando venne diramata la data della 3° edizione della Scalata Del Camparista. C'era chi sosteneva che fosse stata scelta deliberatamente per estrometterlo in quanto impegnato, la sera precedente alla gara, in una sbicchierata (colui che si nutre di felini domestici). 
La cosa che mi ferisce di più non sono le parole dette in faccia ma i sotterfugi tramati alle mie spalle dai membri del mio team. 
Io, un capitano che si butterebbe nel fuoco (spento) per i suoi ragazzi vengo tacciato di usare la loro abilità per il mio unico scopo, la vittoria (che c'è di male?) 
Siete voi che siete più lenti di Beautiful.  
Sapere che la loro vittoria sarà vedermi sconfitto mi addolora. Come le so tutte queste cose? Con i metodi della stasi. 
Telefoni sotto controllo torture psico e fisiche hanno fatto trapelare simili scenari. Vincere contro tutto e tutti sarà più bello e se non ci riuscirò potrete dire di aver assistito ad uno degli eventi più rari del panorama sportivo mondiale... una mia sconfitta.
L'ultima risale al 21 dicembre 1974 ai giochi di natale (una sorta di giochi senza frontiere) in seconda asilo persi contro tale Guerrini Giuliano in una gara di macchinine. Infuriato per l'arbitraggio a senso unico di Suor Gemma detti in escandescenze ma venni subito placato dalle autorita locali con una notevole serie di nocchini (all'epoca era ancora legale corcare di mazzate i bambini che non stavano alle regole, e se avevi la maleaugurata idea di raccontarlo a casa ne buscavi sopra)... ma questa è un'altra storia.

Cari complottisti vorrei spiegarvi una cosa, fate parte della mia squadra, è come se Barzagli Chiellini e Bonucci per invidia di Buffon provassero a fare autogol.
I miei delfini si sono trasformati in squali? Di chi potrò fidarmi? (leggi cantando)...lo scopriremo solo vivendo.
Sono stato ingenuo dovevo immaginare che, essendomi circondato di elementi che accettano la sconfitta come Montero accettava un tunnel, mi volessero fare le scarpe. 
Da gente che scatenava sanguinose risse durante le gare di palline sulla sabbia cosa ti vuoi aspettare.

Ecco a voi l'oggetto del contendere il nuovo regolamento di quello che passerà alla storia come il biathlon del terzo millennio. 
Per  la pratica di questo avvenieristico sport avete bisogno di due invenzioni piuttosto datate, la bici e l'arco.    
Ad un ottimo crono dovrete aggiungere  l'abilità balistica, ci saranno infatti, due (2) sessioni di tiro con l'arco da 5 frecce cadauna, la distanza del bersaglio sarà 11 metri...un rigore.
Con quale criterio verrà decretata la vittoria? 
Al tempo in bici verranno detratti 10 secondi per ogni anno d'età (documento valido non mi fido) 20 secondi per ogni punto realizzato con le frecce...(le frecce saranno a ventosa onde evitare inutili perdite umane).

Ps. se non avete arco e frecce non disperate potete noleggiare gratuitamente tutto il kit, pagherete solo un piccolo dazio cronometrico, il nolo dell'arco costerà più un minuto e le frecce più 3 secondi l'una.
 Che altro dire, la notte dei lunghi coltelli è imminetnte ci ritroveremo al bivio in cui la vita da appuntamento a tutti, tra l'abbrutimento e il desiderio, tra la voglia di vittoria e la resa.
Io mi sto preparando per ripetermi ed entrare nella storia, so che sarà difficile ma al traguardo potrò guardarmi allo specchio con la consapevolezza di aver dato il massimo... sognare non costa niente.

PPS...come di consueto non ci saranno controlli antidoping...ma... chi semina vento raccoglie tempesta! 

                                                                     il direttore
                                                                       sf o sdm

lunedì 28 marzo 2016

Trofeo Bruchi...non esistono amichevoli...


Prima tappa di avvicinamento alle classiche del nord e alla ben più importante terza edizione della scalata del camparista.

Giornata ciclistica nata per volere del Vannelli, che in questa santa pasqua è tornato all'ovile. Ho accettato la sfida e ho rilanciato invitando Matteo il milanese, perchè è risaputo, tre teste calde sono meglio di due... doveva essere una scampagnata tra vecchi amici...doveva. 


Cronaca della corsa

Ore 9:30 punzonatura, sfottò e sermone del tuttologo locale sulla scelta del percorso in base a dati scientifici sui venti, i gradi di inclinazione dei raggi solari, lo Zenit e Nadir etc etc... mamma mia che palle.
Si parte. Il numero dei partecipanti (tre...cento) evidenzia che il trofeo Bruchi è un premio ambito e che nessuno, come sempre, ci starà a perdere. 
Il percorso è di difficoltà elevata, con G.P.M di prima e seconda categoria.  Dopo pochi minuti tre disperati tentano la fuga, sono Matteo il milanese, il Vannelli, e Fabian Cancellata (io) ribattezzato cosi dal Vannelli forse per le prestazioni simili al grande ciclista elvetico Fabian Cancellara detto Spartacus? No chiarisce subito lui. Solo per il cognome che porti e perchè la tua bicicletta pesa come una cancellata. 
I tre fuggitivi prendono il largo. Il Longobardo, spaccone come di consueto, a dimostrazione di forza si batte i pugni sul torace come king kong, orde di fan a bordo strada vanno in delirio.
Il primo Gpm è a Porrona. E' il Vannelli ad aggiudicarsi l'ambito traguardo volante. Nella discesa che porta all'anconetana i tre, assumendo una posizione molto aereodinamica aumentano considerevolmente il loro vantaggio.
Ora viene il bello...disse quello in procinto di cacare il cuore...
L'ingeresso in una strada molto trafficata non è mai facile, incauti pirati della strada ci sfrecciano accanto fregandosene di noi...
Schivato il pericolo, sul ponte dell'orcia a ben 57 kmh sono vittima di un frontale con un calabrone, ho un attimo di vertigini e rischio di cadere. Il dolore è notevole con la mano sondo la fronte per capire l'entità del danno. All'analisi tattile riscontro una lieve commozione cerebrale...un biccio pe capissi. 
La strada si fa inpervia. 
Arrivare a Tavernelle sarà dura, i pezzi sterrati nascondono infinite insidie. Parliamo quasi pacificamente della società moderna, e nonostante idee politiche molto distanti il simposio non sfocia in rissa. Complice il paesaggio primaverile la gara prende i contorni della scampagnata.
Senza lo stress della contesa mi tornano in mente tante storie vissute in quelle zone. Racconto ai miei compagni di fuga di quando una notte accompagnando a casa una ragazza dopo la discoteca io e i miei amici ci imbattemmo in una coppia che faceva sesso estremo in mezzo alla strada (a breccia) e dall'abitacolo ogni sorta di ingiurie ed epiteti irripetibili uscirono dalle nostre bocche, terminati solo quando io chiesi. Chi cazzo so sti due? La ragazza con aplomb britannico rispose : è la mi mamma. Fu il gelo...il resto del viaggio passò nel silenzio più assoluto. E' passata alla storia come une delle 5 più grosse figure di merda dell'umanità.
Saliscendi degni della Liegi-Bastogne-Liegi ci portano di nuovo a Porrona. Mancano 7 km, la vittoria è un'affare fra noi tre. Siamo talmente in vantaggio che il Vannelli chiama la su' mamma per dirle che finalmente riuscirà a salire sul podio. 
Nell'ultimo pezzo sterrato nessuno si vuole scoprire.
La pendenza supera il 10%. Provo a staccarli e arrivo in cima all'ultimo GPM in testa facile. Decido di aspettarli non me la sento di abbandonare i miei compagni di fuga. Dobbiamo arrivare insieme e fare la volata. Il gap cronometrico dice il Vannelli a  due minuti e Matteo a sei.
Il Longobardo arriva trafelato e visibilmente disidratato, cerca l'acqua come un rabdomante. Quando sta per consumarsi la tragedia gli passo la borraccia e il Vannelli lo imbottisce di zucchero e uva passa. Gli abbiamo salvato letteralmente la vita, e lui come ricompensa si lancia giù per la pievina veloce come una cometa.
A 500 metri dal traguardo è primo il Longobardo seguito dal Vannelli. Ammiro la loro volontà li guardo da lontano, tanto so' come andrà a finire. Mi sento come Ibra (nettamente superiore).
La salita della crocina è fatale a Matteo che si pianta e viene superato agevolmente prima dal Vannelli e poco dopo anche da me.
Massi per provare ad arginarmi emana retrogas aromatizzati al putrefatto. Manco Dik Dastardrik.
Siamo gomito a gomito, la volata è concitata, il Vannelli assapora l'ebrezza di vincere e prova a stringermi alle transenne, sarei quasi tentato di farlo andare per vedere la reazione. Magari fa come "coso" che dopo aver segnato il gol dell' 8 a 1 fece due giri di campo roteando la maglia.
Non ce la faccio a perdere, è più forte di me, scarto a destra e lo supero arrivo sotto la bandiera a scacchi a braccia alzate.
...ma che ve lo dico a fare...non esistono amichevoli.


ps trofeo bruchi, non in onore dell'eroe cinigianese, ma per l'andatura alla velocità dei bruchi...

                                                             il direttore
                                                                                              sf o sdm