domenica 3 giugno 2018

Cinigiano- Sorano play off promozione... Impresa sfiorata.

Cinigiano 13 maggio 2018: è giorno di play off.
Oggi è quella del cacio come si dice da noi.
Il mio Cinigiano Calcio va a fare visita al Sorano con un solo risultato a disposizione. La vittoria.
   

Sò teso come se dovessi giocare. (Da quanto sei vecchio babbo, quando giocavi te sulle maglie c'erano i numeri romani, mi piglia pel culo mio figlio sbirciando ciò che scrivo). 
La tensione è data dal voto che ho fatto, andare a vedere la partita in bici. Non mi sento adeguato. A Castell'Azzara mica a Porrona, quasi tremila metri di dislivello. Una tappa dolomitica, roba per  scalatori seri più che per un cintura nera di bisbocce come me.
Come i devoti fanno il cammino di Santiago io, devoto al dio pallone, seguirò l'amato Cinigiano.  
Dalla terrazza del mio quartier generale scruto il monte Amiata. Lo dovrò conquistare (parzialmente). Non lo temo ma lo rispetto. 
Sono le 11:30 è domenica. Il prete, con le campane, chiama i suoi fedeli per la funzione domenicale, gli fa eco il tintinnio del ghiaccio che scende nei bicchieri.  Con i gomiti poggiati al banco di solito diamo il via all'ora senza pari...l'ora del Campari. Ad ognuno il suo credo. Oggi no, oggi o si fa la storia, o si more.
Prima di partire mi fermo dal mio dopatore di fiducia. Mi propone "asteroidi" di ultima generazione. Li prendo e li metto nel cestino ma spero di non prenderli.
I reporter locali sono pronti ad immortalarmi al momento dello sparo dello starter. I bookmaker quotano il mio decesso a 1,12... il mio arrivo sotto le 4 ore è a 100...investo 2 euro sul mio succcesso.
Via.
Dopo quasi un anno di inattività al km 4 le mie risorse sono già ai minimi storici. Sono costretto a reintegrare. Ah si comincia benino. 
Monticello; vengo accolto dal nemico numero uno dei ciclisti, il vento. Sferza da ovest portando con se nuvole minacciose. Inizia a piovere.
Come dice Aldo Rock: non esistono condizioni atmosferiche sfavorevoli...solo uomini arrendevoli. 
Indosso il kway e petto in fuori mi butto nella tempesta.
Scendendo verso la Zancona recupero un pò di energie. La strada, visto l'orario pre prandiale, è trafficata solo dalla selvaggina scampata alla mattanza invernale. Mi tengo in  costante contatto con Houston (i Ficari). Per tranquillizzare i miei familiari il mio computer di bordo invia i dati dei miei parametri vitali ogni mezz'ora. (poetico e tecnologico, ma falso più di Bandino).
Non sono programmato per fallire ma la salita mi ritrova.
La velocita di crociera oscilla tra i 6 e i 9 kmh, i moscini mi tamponano. 
Prima di Arcidosso vado in crisi di fame, ho visioni mistiche. Mi appare un buffet Luculliano. Sogno il vitello tonnato (intero) con camerieri in livrea bianca pronti a servirmi e ancelle africane che fanno la danza del ventre. Accosto in una piazzola, sono troppo stanco. Stramazzo al suolo esanime. Il cigolio di un morgano in lontananza mi risveglia 20 minuti dopo. Ancora sdraiato apro gli occhi e un cane di piccola taglia mi sta annusando...vuoi assaggiare il mio 41?  Arretra e alza le zampe in segno di pace. 
Divido col cane noci miele e marmellata ma il mio sogno è lo spaghettto al pesto...saranno mica le droghe???
Il tratto Arcidosso-Aiole mi devasta. Sputo come un lama tibetano, e non sono ancora a metà strada. 
Il corpo, quando le pendenze sfidano le leggi della fisica, comincia a cedere e fa scricchiolare anche la mia inossidabile forza di volontà. 
Perdo il contatto con la realtà, non riesco più ad articolare pensieri che abbiano un senso...voglio morì.
Scollettato l'Aiole ho modo di rifiatare. Bagnore, Santa Fiora ogni paese è un passo di avvicinamento alla meta. Tra qualche anno, di questa impresa ne leggeremo nei libri di epica.  A Santa Fiora sfreccio attraverso la zona pedonale fra scroscianti applausi, ringrazio, anche se ho sentore di sarcasmo, vista l'infrazione.
La strada scende di nuovo, mi metto nella classica posizione da discesa. Nonostante viaggi come 'na palla di foco vengo superato da alcune moto da trasloco, quelle con gli scatoloni ai lati per intenderci.
Si sale di nuovo, è durissima. Devo arrivare alla Selva. Ingurgito gli integratori che m'ha dato Chicco. Fanno vermente schifo. Psicologicamente sono negli inferi sono pronto per l'estrema unzione. Cerco energie residue per non mollare. Sto per fare il botto. Ritrovo le forze, più mentali che fisiche, quando vengo superato dai giocatori del Cinigiano che dalle loro macchine mi incoraggiano a non arrendermi. Ma la vera forza me la dà il fatto che nessuno di loro mi chieda se voglia essere trapelato... e cazzo se ne avrei bisogno...
Sento sotto strada scorrere un fosso, ho lo scroto e l'emorroidi che reclamano giustizia. Mi siedo nell'acqua gelida come gli indiani nel gange, provo un  sollievo pari solo alla sera della mia prima comunione quando mi tolsi le Collage bianche (scarpe in cuoio molto in voga alla fine degli anni '70) decisamente troppo strette.
Dieci km al traguardo. La strada torna ad essere abbordabile riesco ad ammirare cio che mi circonda. L'asfalto si immerge in un fitto bosco. La mia mente torna alla mitica foresta di Arenberg, tratto suggestivo della Parigi-Roubaix, da me affrontato anni addietro... Ma questa è un altra storia. 
Ai meno 5km un inconveniente meccanico rallenta la mia andatura (se vi pare possibile). Con inaudita potenza spezzo un pedale. L'ammiraglia non è prevista dal regolamento, come nell'Iron Man.
Fabrizio Macchi vince medaglie con una gamba sola...ora so che cosa prova.
Al cartello Castell'azzara mi commuovo e immortalo la mia bici con bandierone al vento.

Ho fame, entro in un bar e mangerei anche la vetrina. Mi sento bussare su una spalla. Un signore di una certa età con alito aromatizzato sambuca mi chiede: la scalata del camperista??? E che ci scalate con i camper??? No! rispondo. Sulla mia maglia c'è scritto Scalata del CAMPARIsta....ah ora capisco. dice e si allontana. 
Il mio Calvario termina dopo 52 km di saliscendi che manco nel Tagadà e 3ore e 48 minuti. Ho vinto 200 euri e sono ancora in vita.
Nanni, uno tra i più scettici sul mio successo, mi paga il biglietto d'ingresso.
Applausi sinceri mi accolgono sulle tribune.
Inizia la partita e dopo 4 minuti Niccolai con un guizzo da centravanti ci porta in vantaggio e ammutolisce la modesta torcida soranese. Teniamo bene il campo, io fatico ad arginare i crampi che colpiscono muscoli di cui ignoravo l'esistenza.  
A metà tempo s'infortuna seriamente il nostro Gaudio, la folla, assetata di sangue, ne chiede l'abbattimento immediato. Oh teste di cazzo non siamo mica alla corrida!.
E' il 43esimo mi suona il telefono .Numero sconosciuto. Nel frastuono non riconosco la voce del noto pornodivo Guscelli, assente per squalifica in campo, e assente sulle tribune per una giornata di bagordi in imprecisato ristorante maremmano. 
Mi chiede come sta andando il match. Rispondo: Siamo avanti 1-0 ha segnato Niccolai. Non faccio in tempo a finire la frase che quel sorbo di Belardi regala un corner al Sorano e dagli sviluppi ne scaturisce il pareggio. Fine primo tempo.
Rientriamo in campo e andiamo subito sotto. 2-1 Sorano. 
Certe partite si vincono più con il cuore che con la tecnica. 
Tiriamo fuori dal cilindro la famosa "garra charrùa" uruguaiana e, prima Panfi con una magistrale punizione pareggia, poi Guidarini, entrato per un evanescente Di Franco, ci porta sul 3-2. Sulle tribune ci lasciamo andare a maestosi festeggiamenti. Guglielmo, dal canto suo, mulina gambe e braccia come una tartaruga rovesciata e urla, rivendicando le sue doti da Nostradamus, : GUIDARINI L'AVEVO DETTO!!!
E' tutto cosi incredibile da far pensare che ci sia lo zampino dell'altissimo... o di chi ne fa le veci.
Se dovessi racchiudere in un fermo immagine la felicità sarebbe la foto di tutti i ragazzi ad abbracciare l'incredulo Guidarini e noi sulle tribune a esplodere in un boato assordante.
Chi dice che la religione sia l'oppio dei popoli è perchè non ha mai assistito ad una partita di calcio.
3-2 per noi, mancano 20 minuti. Urlo come Tarzan nella giungla 
"E' FINITA". 
No, purtroppo non è finita. Il nostro sogno si infrange al minuto 44. Da una punizione piuttosto generosa nasce un mischione e la palla finisce in rete, 3-3. Si va ai supplementari. 
L'inerzia del match ora è di nuovo dalla loro. Abbiamo 30 minuti per ribaltarla di nuovo. I nostri lottano come gladiatori ma complice la stanchezza, non riusciamo più a renderci pericolosi.  Al triplice fischio, in virtù di un miglior piazzamento in campionato, è il Sorano a festeggiare. Complimenti a loro. 
Per noi termina comunque una stagione straordinaria chiusa con un quarto posto in classifica merito, stavolta più che mai, del gruppo, di tutto l'entourage, e dei tifosi.

Ringraziamenti particolari.

Allo sciamano Graziano che con i suoi poteri taumaturgici ha rimesso in piedi anche chi sarebbe stato meglio sopprimere.

A Corradi per aver preparato sempre al meglio il giovane estremo difensore e per le lezioni di anatomia tenute con video propedeutici all'uso di tutti gli orifizi.

A Di Franco che con grande abnegazione a ricoperto l'inusuale ruolo di addetto al controllo qualità dell'acqua delle docce.

Grazie a chi resta e a chi parte, a chi smette, a chi ha giocato poco e male.  Voglio dire a tutti voi: saremo per sempre fratelli perchè condividere un pezzo del cammino delle nostre vite ci rende tali. Vi porterò nel cuore...vi voglio bene 
                                                                 lo scief  S.d.M  
  
Ps. per dovere di cronaca quando il Sorano ha realizzato il gol del 3-3  ero nuovamente al telefono con Guscelli...  non c'è ombra di dubbio su chi sia il vincitore del premio Gufo Reale..     

P.p.s  Paloma (mia figlia) prima di partire mi ha detto: babbo perchè lo fai?  Con sguardo eroico, tipo Humphrey Bogart, ho risposto: Perchè le parole smuovono ma l'esempio trascina...

                                                                         il direttore
                                                                              S.d.M
                                               
                                                            in islandese Momosson



  


   





martedì 5 dicembre 2017

Invicta-Cinigiano 0-1 le pagelle del direttore

Invicta-Cinigiano 0-1 Guscelli 40°st

La  12° giornata va in archivio con un successo di misura del Cinigiano riuscito a passare solo a 5 minuti dal termine col solito Guscelli.   
La bellezza del campo avrebbe meritato ben altro spettacolo, ma come si dice, chi di meglio non ha con la moglie dorme.

Importante premessa: i permalosi verranno ceduti appena possibile ,venduti a tranci o venduti come statuine per presepi viventi. 
  A grande (media) richiesta tornano le pagelle.

Borracelli: 7  infonde sicurezza a tutti i reparti, anche al reparto gastronomia. (agli scief)  Ps. fai cambiare il nome al cane della tu fidanzata...un pit bull che si chiama Boby lo pigliano pel culo anche i chihuahua.
   
Cappuccini: 6 Ha sulla testa la palla del possibile vantaggio ma è programmato a 'na mano sola e mette fuori con troppa disinvoltura.

Belardi: 7 Ambidestro come Maldini, Brehme,Tanacca ha il difetto di essere troppo sicuro dei propri mezzi. Piedini fatati sprecati per la categoria.
   
Innocenti: 6 Non esistono innocenti, solo diversi gradi di responsabilità.

Niccolai: 6 Severo ma giusto. Randella con metodo senza fare favoritismi etnici.
  
Caruso: 7 Erano già tutti pronti a metterlo sul carrello dei bolliti e lui sfodera una prestazione tutta fosforo. ps. Meno Tennent's e più allenamenti.

Panfi: 6,5 Come regalo di compleanno per la mamma calcia un rigore da far impallidire Zaza e Pellè. Sbaglia "quasi" tutto. Unico  merito l'assist per il gol di Guscelli.

Sclano 7,5 Migliore in campo, è tutto dire. Stantuffo inesauribile. Solo la traversa e un grande intervento del portiere gli negano la gioia del gol.

Guscelli: 7 Caracolla pel campo sornione come un ghepardo dopo cena, bravo a farsi trovare al posto giusto al momento giusto.

Tonini 6 Buona gara, tecnica sopraffina, peccato sempre quel tocco in più. Impara da Guscelli, la palla si gioca di prima.

Coppi: 7 Anche lui come Cappuccini più genio guastatori che fine cesellatore. Manca il gol di un soffio.

Semou: SV.  nonostante deambuli come il Dr House dispensa saggezza nei minuti finali.

Parsifal: S.v Parsifal in campo Ginevra sulle tribune...per Re Artù e la tavola rotonda ci stiamo attrezzando. Ps lo stop a seguire vale il prezzo del biglietto.

L'unica insufficienza va ai tre moschettieri relegati in tribuna per motivi disciplinari (Emiliani, Gaudio, Di Franco). Mostrano una supponenza ingiustificata quando la palla esce dal recinto. Spronati a correre a prendere il pallone fanno orecchie da mercante, costringendo un 70enne con le ore contate a fare rincorse quasi fatali. Vergogna!  
     
Mr. Scheggi: 6  Fa meno cambi di Sarri. 

Mensione speciale per il portiere dell'Invicta che ci ha reso la vita veramente difficile e per il grande ex Fanfani tenuto a riposo precauzionale per un tempo entra nella ripresa e cancella Panfi dal campo.

                                                                    il direttore 
                                                                        S.d.M 



giovedì 9 novembre 2017

1° Memorial "None"

Cinigiano data astrale 4-11-2017
                 
Caro None, 
Davanti al pubblico delle grandi occasioni è andato in scena il primo memorial a te dedicato. Si sono presentati da ogni dove per renderti omaggio.  
Il calcio d'inizio, con Iria reduce da un infortunio, è stato compito di Giulia che, da brava figlia di fuoriclasse, l'ha dato di tacco.
La partita giocata costantemente in slow motion, è andata via veloce con spunti tecnici che raramente hanno sfiorato la decenza.
Ma veniamo alla cronaca. Gli Azzurri e i Granata sono scesi in campo con un modulo speculare, il famoso schema a ombrello rovescio (per chi non lo sapesse, tutti su e poi nessuno che ce la fa a rientrà). Un esasperante quanto noioso tatticismo ha effetto soporifero in tribuna. Per spezzare l'equilibrio ci vuole una prodezza di Aldo da Camucia (pallonetto liftato). I granata non ci stanno, e danno vita ad un forcing senza precedenti.
L'attacco Granata ha le polveri bagnate e solo un incauto intervento del solito Guerrini sul Banano porta al penalty che un freddo Calzolani A. insacca per l'1-1 con cui si va al riposo.
Nella ripresa, con le squadre stanche il ritmo cala (vi pare possibile?). La partita assume l'intensità di una sfida di carling. 
Gli Azzurri lievemente più brillanti si riportano avanti con Bocca magistralmente servito da Sergio di Momo (S.d.M).
La quiete in tribuna viene interrotta da un rumore assordante, sta arrivando il camion della spazzatura...ma stiamo giocando cosi male???
Scongiurato il rischio di essere portati in discarica il Banano realizza un eurogol e riporta il risultato in parità.     
Manca ancora un quarto d'ora, ma in campo più che calciatori  sembriamo statuine del presepe.
Da un'azione manovrata dal tridente delle meraviglie Fantacci-Fabiani-Galassi gli Azzurri tornano avanti con un ghiaccino del Chiti. Sembra fatta, ma non dire gatto...se hai Falcino in squadra..
Falcino, e il suo enorme potenziale, riescono a trasformare un innocuo traversone destinato ai maglioli nel secondo rigore per i Granata. 
Dagli undici metri capitan Medaglini (fino ad allora non pervenuto) realizza per il definitivo 3-3.
    
Con la massima umiltà e con l'ironia che mi contraddistingue mi accingo a fare le pagelle. Il voto è per tutti un bel 7 che i più di voi al massimo l'hanno preso in condotta a scuola.
Per i Granata: 
-Scheggi: inizia in porta ma non è il suo pane, meglio da centrale difensivo (si fa per dì), va a casa col mal di testa per colpa del tridente delle meraviglie. 
-Rosati: indossa scarpe pre-socratiche (Socrates il calciatore non il filosofo) che hanno un grip inadeguato alle sue velleità e spesso lo fanno cadere.
-Sani: già nel cognome un eufemismo, mette a dura prova le cuciture della maglietta. Anche se pieno di acciacchi non vuol mancare, e non sfigura più del solito.
-Galloni: Fisicamente il più preparato, gira pel campo come un can-guasto.
-Beligni: la palla- questa sconosciuta-la chiappa di rado e male.
-Pistolesi: ha un'autonomia di 7 minuti e ne è cosciente, trascorsi i quali va in porta con buoni risultati.
-Calzolani Bob: sulla fascia destra come ai vecchi tempi, dà vita ad un duello rusticano con Mascelloni. Il meglio lo dà nel dopo cena. In amabile conversazione perde totalmente il controllo degli arti inferiori e vola ripetutamente al suolo, tanto da far temere la presenza di cecchini appostati sui tetti.
-Banano: il gol vale il prezzo del biglietto, anche se avè fatto tunnel a Paolino non fa curriculum.
-Medaglini: alterna giocate brillanti a passaggi a vuoto, ha il merito di siglare il rigore del definitivo 3-3, e il grande merito, con Pistolesi Nanni ed il Volpi, di aver organizzato questa bella giornata per None. Grazie.
-Ronconi: Frana al suolo facendo temere il peggio, in realtà è solo un maldestro tentativo di simulazione. Tocchi geniali di prima che cadono nel vuoto. 
-Calzolani A.: condizione fisica invidiabile (non so da chi) glaciale come un eschimese sul penalty. 
-Bovini: indossa la numero 10 senza la minima vergogna, va in debito d'ossigeno prima di cominciare.
-Bongo: nonostante un fisico da assiduo frequentatore di sagre dispensa giocate alla Pirlo che i compagni spesso non capiscono.
-Muzzi: attaccante vecchio stile, spina nel fianco costante nella difesa Azzurra, più temuto di Pellè da Neuer...
-Rossi: palle calciate con effetti speciali degni della Pixar, cross in grado di cambiarti drasticamente l'acconciatura.
-Volpi: Il poliedrico idraulico diffonde saggezza in campo e ai fornelli. 
-Mariotti: NumeroSetteMariottiMarcoMioFiglio si distingue per senso della posizione... fermo come un cartonato.
Per gli Azzurri:
-Sorchi: alcuni mancati interventi fanno sospettare la combine, ma anche in gioventù non è che brillasse per prese ferree.
-Mascelloni: travolgente come un toro a Pamplona surclassa il Bobo, peccato che faccia fiori e ci cachi sopra.
-Mangani: annulla Medaglini, (non ti fa onore), e chiunque gli passi a tiro.
-Aldo da Camucia: torna al gol dopo 28 anni. Ha il grande merito di schiodare il match dallo 0-0. Il gol, un capolavoro di balistica.
-S.d.M. : si presenta con scarpe da passeggio all'ultimo grido. Nonostante l'età avanzata e una deambulazione incerta predica come un reverendo (si dice che abbia atteso di vedere il colore della maglia scelto da Falcino prima di cambiarsi) ((vero)).
-Peruzzi: per lui il tempo pare essersi fermato, diligente e preciso come lo ricordavo.
-Tassi: partita quasi perfetta... solo il fatto di essersi fatto sbeffeggiare con un tunnel dal Banano e non averlo fatto uscire in orizzontale è deprecabile.
-Guerrini (Falcino): nonostante la giornata di festa non fa sconti, picchia come un pregiudicato dispensando le sue proverbiali caracche a chiunque entri nel suo raggio d'azione. Causa i due rigori che tengono vivi i Granata. Più adatto al calcio storico fiorentino che al calcio tradizionale.
-Giacomi: mette fosforo e agonismo a disposizione del collettivo.  Precise verticalizzazioni Zemaniane. In realtà rinvii alla viva il parroco.
-Alberizzi M. : il fratello meno famoso del Banano, nonostante le articolazioni compromesse, sforna cavalcate da palio, senza tuttavia trovare la via del gol.
-Fantacci: spettacolare ed effimero come un mangiatore di fuoco circense, fallisce un numero incredibile di palle gol. 
-Giannerini: di gran lunga insieme a Galloni il più adeguato in campo.
-Galassi: giocare con S.d.M. lo fa rendere meglio, brillante a tratti, si concede virtuosismi che strappano applausi.
Arbitra:  Daniela Montorsi, chiamata a sostituire il leggendario Papini convalescente tiene saldamente in mano la partita senza ricorrere ai cartellini. Grazie.

Dopo l'entusiasmante match, il gruppo si è ritrovato per desina dove è stato ricordato il grande None (Massimo Fabiani). 
Tra lacrime e sorrisi nostalgici la serata è finita con la promessa da parte di tutti di ritrovarci ogni anno per rendere omaggio a un uomo che tanto ha dato ad ognuno di noi.       

Ps. grazie a tutti coloro che hanno reso possibile l'evento e a tutti quelli che hanno partecipato. 

                                                                  il direttore 
                                                                     S.d.M.










giovedì 21 settembre 2017

Ad un passo dalla storia...Coppa Cobram versione biliardino.


Quella che andrai a leggere è una storia vera, tuttavia alcune scene, luoghi, nomi ed eventi sono stati modificati ai fini drammatici.

Per colpa di una stampa sportiva distratta o negligente rischiava di passare sotto traccia una delle favole sportive più belle di sempre. Fortuna vuole che noi, segugi dell'informazione strampalata, siamo sempre a caccia del "caso umano" di turno e anche stavolta, a suon di dobloni, l'esclusiva non ce la siamo fatta sfuggire. 

Partiamo con ordine con il racconto per quei tre o quattro che ancora non sanno cosa sia accaduto.
Una nota azienda di elettrodomestici (di cui ometterò il nome finchè non arriva il bonifico) decide che è ora di finirla con le pause pranzo a oziare sui social e organizza un torneo aziendale. Una sorta di Coppa Cobram versione biliardino a cui tutti i dipendenti sono costretti a partecipare. Ma il vero motivo che mi porta a battere su 'sta tastiera, è la partecipazione alla contesa di DJ.Cavallo, uomo di punta del team Le Ficarì. 
In coppia con Marino, compagno di turno e di bagordi, si iscrivono come "i Pelati" per le glabre zucche esibite con orgoglio. La loro cavalcata si fa da subito entusiasmante. Le doti da bomber navigato di Marino colmano le lampanti lacune in porta del nostro DJ.Cavallo. 
I primi turni sono agevoli per i nostri eroi. Gli allibratori calano vistosamente la quota a vincere dei Pelati. Nell'aria si sente puzzo d'impresa. 
La serata delle final eight il palazzetto è gremito in ogni ordine di posto. Sulle tribune si fa largo l'idea che gli Hairless siano un pò come il Leicester di Ranieri... 'na manica di brenne che ha vinto la Premier League. 
Marino è implacabile sotto porta e DJ.Cavallo pare Buffon.
Il trionfo è netto quanto insperato alla vigilia. Inizia la festa. Bus scoperto (Ape 600 del poro Checcone... compianto porchettaio cinigianese degli anni '60) e caroselli in città fino a notte fonda, con capatina nel sottobosco del sesso a pagamento. Che fai ti privi.
I giorni a seguire servono per metabolizzare e capire le dimensioni dell'impresa (soprattutto a me).
La sera seguente mi chiama DJ.Cavallo per organizzare l'intervista e per dirmi che andranno a giocarsi il titolo europeo. Ho un mancamento, mi defibrillano. 
La sede scelta per le finali europee è Varese più per la vicinanza con Malpensa che per tradizione. I nostri eroi vengono trattati come mucche Kobe. Business class sul FrecciaRossa, albergo 5 stelle, Ombrelline durante i match etc.
Alla cerimonia d'apertura della prestigiosa competizione è proprio DJ.Cavallo a prendere la parola. Parte con una filippica (pippone) sulla diversità e l'inclusione, riceve novantadue minuti di applausi. "Basta chiacchiere è ora di giocare", sentenzia il signor Cobram in persona.  
Quando il sole è basso all'orizzonte inizia l'europeo per i Pelati.
Il sorteggio non è stato favorevole, al primo turno affrontano la Russia. Per spezzare l'equilibrio del match ci vuole un gol fortuito di Marino. Si va avanti.  Negli ottavi di finale battono una Francia a squadra mista con lui piuttosto isterico e solo la presenza del servizio di sicurezza evita la colluttazione. Nei quarti di finale contro la talentuosa Serbia hanno bisogno di un supplementare per spuntarla. 
La semifinale è contro i temibili inglesi che tutti danno per favoriti. Alle presentazioni di rito si spacciano per accaniti tifosi del Cristal Palace. (Più amanti del Cristal visto le bollicine che tracannano tra un match e l'altro). La partita è molto equilibrata DJ.Cavallo oltre alle ormai consuete grandi parate segna il gol decisivo. "ANDIAMO A BERLINO BEPPE"...I PELATI BUSSANO ALLE PORTE DELLA STORIA...titoleranno i giornali il giorno dopo. 
Alla finale, dall'altra parte del tabellone, arriva una coppia femminile portoghese.          
I nostri Pelati (vecchi marpioni) per cavalleria fanno scegliere il campo alle donzelle e loro da brave strateghe prendono la parte col vento a favore.
La partita viene spezzettata e rallentata dalla donna in porta, che, dettaglio non trascurabile, è in dolce attesa. Questo tipo di gioco toglie ritmo e fa innervosire Marino. 
L'epilogo è grottesco, le belle lusitane si impongono nettamente.

I Pelati hanno sottovalutato le avversarie o il destino cinico e baro ha fatto il suo corso? L'unica certezza è che LA STORIA NON APRE. 

E' il momento dei bilanci. Nonostante la delusione per aver perso la finale contro due donne, l'intera avventura è da considerarsi comunque positiva. La medaglia d'argento solo a Siena è sinonimo di fallimento. 

Ora l'intervista con DJ.Cavallo.

Visto i tuoi trascorsi decisamente poco sportivi ho trovato davvero incredibile, primo la tua partecipazione, secondo la tua abilità. 

DJ.C : Innanzi tutto saluto tutti quelli che mi conoscono.

- Guarda che non sei in televisione e questo è solo un modesto registratore.

-DJ.C : Vero. Nonostante un addestramento da Navy Seal, non ho mai avuto velleità sportive e il mio livello di competitività era nullo.  Costretto a partecipare, mi sono via via calato nel ruolo, e va detto che essere in coppia con Marino, un vero fenomeno, ha ridotto al minimo il mio disagio negli sport a confronto diretto. E poi come si dice, l'appetito vien mangiando. 

- Andando a spulciare nei polverosi archivi sportivi paesani sono riuscito a trovare momenti di gloria che ti hanno visto protagonista, ti va di raccontarceli?

DJ.C: Gli ingredienti per una storia romantica ci sono tutti. Cosa rende sensazionale la cosa? Per farvi capire le mie modeste abilità in tutti gli sport il ruolo di maggior prestigio che ho ricoperto è stato fare il palo di una porta in un Cinigiano-SantaRita del 1982 finito 4-2. Crescendo la mia fama di "scarso" mi ha accompagnato. Non va taciuto però che a volte sia salito sulla ribalta anch'io . Nel mio palmares ho due nette affermazioni nei campionati comunali di masturbazione (1983-1984). Tra l'altro scrissi una tesina sui benefici sulle masse arrapate della visione di film con Teresa Orlosky. Il MANOscritto mi valse una laurea ad honorem che mi consegno il rettore della facoltà di scienze della masturbazione (the little miller). 

-Quello che hai fatto puzza clamorosamente d'impresa, ne sei consapevole?

DJ.C: ancora non riesco a capirne bene le dimensioni. Solo col tempo, quando al posto di Fontamara di Ignazio Silone nelle scuole leggeranno la storia dei Pelati ad un passo dal paradiso forse ne diventerò consapevole.  

-Per chiudere, cosa si sente di dire ai suoi nuovi follower?

DJ.C : E' evidente che non verrò ricordato come sportivo poliedrico, ma ho realizzato exploit leggendari. Un episodio significativo è giusto che si sappia. Il 9 agosto 1987 in una partita di calcio in spiaggia al Bagno Bertini realizzai un gol in rovesciata che mi tenne sulla ribalta calcistica locale per diversi giorni con i talent scout che mi venivano a cercare da ogni dove.
E' chiaro che, come la cometa di Halley passa ogni 77 anni, io ogni 30 anni riesco a fare qualcosa di sensazionale, quindi NEVER GIVE UP.
Mi sento di chiudere con una massima del mio mentore Aldo Rock: la vittoria  non è arrivare primi ma tagliare il traguardo consapevoli di aver dato tutto.

- ehsticazzi...

                                                                    il direttore
                                                                      S.d.M
   
        


   



giovedì 22 giugno 2017

la scalata del camparista 2017 4° edizione

4 giugno 2017 4°edizione della scalata del camparista
20170603_092936.jpgTra imponenti misure di sicurezza (un vigile senza divisa che come dotazione antisommossa aveva un delacasa) è andata in scena la quarta edizione della scalata del camparista. 
Come ogni anno gli sponsor non hanno badato a spese ingaggiando come mossiere colui che sta al ciclismo come Pelè al calcio (il Pera). 

Questa edizione passerà alla storia per i grandi proclami della vigilia ("uno" che, a suo dire, aveva la vittoria in pugno e solo il mancato superamento della prova costume l'ha costretto alla rinuncia), per la grande affluenza di pubblico lungo il percorso, come testimoniato dal network locale teleBrogi, e per la sobrietà dei festeggiamenti finali. 
Il Clamoroso forfait del campione in carica Stefano Piselli (indiscrezioni trapelate parlano della paura di pedere in bici dal Martini), il gravissimo infortunio capitato ad uno dei papabili protagonisti (Coppi) e l'assenza di outsider di  un certo livello hanno spianato (si fa per dire) la strada a S.d.M. (non che ne avesse bisogno sia chiaro).
La corsa che ormai ha raggiunto il blasone della Parigi-Roubaix, obbliga però, essendo un triathlon, ad essere poliedrici.   
Ma veniamo alla cronaca. Alle 9.30 puntuale, come un rigore alla juve, lo strapagato starter decreta l'inizio delle ostilità. Un clima torrido esaspera i tatticismi, alla pievina la carovana si spezza in due tronconi, i migliori fanno il vuoto.  
In coda rimane un quartetto a bordo di un risciò più peso della macigno mobile dei fratelli Slag (wacky races).
Al cimitero di Castiglioncello il primo a fermare il cronometro è Osso (il Martini), non riuscendo però a fare il vuoto che credeva. Merito del freelance torniellino Lorenzo e di due membri de Le Ficarì, S.d.M e Alessio.
Alla spicciolata arrivano tutti gli altri, compresi i ragazzi sul risciò a bordo di un mezzo pesante adibito al trasporto di animali vivi (mai mezzo fù più adeguato) scendono dal camion a mani alzate invocando la clemenza della direzione di gara. 
E' il momento della prima manche di tiro con l'arco. 
La maggioranza degli arceri ottiene punteggi ben al di sotto della dignità.       
Si riparte per Stribugliano con un Martini indemoniato che ha capito che se vuole vincere deve staccare nettamente i rivali. 
Lorenzo prova a tenerne il passo tallonato dal veterano S.d.M che sa di avere buone chance se il gap in bici rimarrà sotto i 5 minuti. Alessio prova a rientrare ma fisicamente non ne ha più, paga dazio ai molteplici drink della sera precedente. 
L'ultimo (per  decenza ometterò il nome) taglia il traguardo con ben 15 minuti di ritardo (in 4 km). 
Foto interviste brindisi e quant'altro e si riparte per Cinigiano. Ci attendono due estenuanti prove, la seconda manche di tiro con l'arco e  la costruzione-lancio di un aereoplanino di carta.
All'arrivo orde di fan accolgono i partecipanti con fumogeni e bandiere al vento.  Si scoccano gli ultimi 5 dardi. Il secondo round di tiro con l'arco se lo aggiudica ancora S.d.M con una prestazione degna di Guglielmo Tell. 
E' il momento più atteso. I contendenti iniziano a modellare la carta, gente che vaneggia lauree in origami, (e chi sei Oscar) chi si spaccia erede dei fratelli Wright. E' tutto pronto per il decollo di massa. Rullo di tamburi, si vola. Tre piccoli aerei si contendono la vittoria ondeggiando leggiadri verso... il più lontano possibile. Altri  rimangono incastrati sugli alberi innescando una lunga serie di polemici "se".
Tutti gli altri vanno giù come sassi nel fontone. 
Vince Simone (il navigatore del risciò) seguito da un sorprendente "numero 7 MariottiMarco MioFiglio", sul terzo gradino del podio sale Max evitando così alla spedizione Longobarda il totale fallimento. 
E' finita. La combriccola è pronta a consumare il fabbisogno alcolico annuale della fabbrica dei boeri. 
I giudici di gara si chiudono in camera di consiglio per calcolare con bonus e abbuoni la classifica definitiva. Al banco inizia la giostra dei campari.

14° classificato DJ-Cavallo con il tempo di 1:03:22 Modesto in bici, imbarazzante con l'arco (l'unico a fare 0 in una manche... (e se ci dovevi mangiare??? ) e fallimentare in areonautica. Magra consolazione è la medaglia d'argento fra i generi del Maestro Sergio.
13° Nicola (tattico del risciò) schierato dal Veneto (subito pentito)
per sostituire il Piselli. Si spaccia per arcere... Chiude con un poco dignitoso 1:01:22          
12° Anna 1:00:21 stravince la categoria donne affascinanti per il secondo anno consecutivo. E' lei lorgoglio della famiglia Vannelli. 
11° Riccardo 57:36 nonostante ostenti la maglia della Spartan-Race non brilla secondo le attese (le sue). E' evidente che non è un triatleta.
10° Max 56:24 Riscatta due anonimi noni posti (in bici e con l'arco) con un bel terzo posto con l'aereoplanino.
9° Matteino (fantasista del risciò) 55:02 poco efficace con l'aereoplanino, piazza un buon quarto posto con l'arco.
8° Zorro 53:18 (timoniere del risciò) l'unico in grado  di impensierire S.d.M nel tiro con l'arco. Dimentica in fretta le quattro nozioni di ingegneria aereonautica apprese per corrispondenza. Il suo aereo è tra i primi a sfasciarsi al suolo.
7° Matteone 53:00 si presenta al via con 238 libbre sul groppone che in salita hanno il suo perchè. Il suo arrivo al traguardo assume contorni commoventi, non vedendolo arrivare si teme il peggio, S.d.M lo va a cercare e lo scorta sino alla fine. Arriva co' la lingua di fuori imprecando contro tutto il firmamento religioso e con la milza che unnè più bona manco pe' crostini.
6° Fù-Ricciolino 51:22 (navigatore del risciò) buon quinto posto con i dardi. La vittoria con l'aereoplanino di carta evdenzia che il diploma in cazzeggio ottenuto alle superiori a qualcosa è servito.
5° Mariotti Marco 41:12. Alla partenza i bookmakers lo davano come primo a salire sul carrello dei bolliti invece con tre piazzamenti dignitosi,  5° in bici, 7° con l' arco  e 2° con l'aereoplanino, riscatta la vergognosa performance dell'anno passato.  Gli mancava il copertone a tracolla e l'outfit d'epoque sarebbe stato perfetto. 
4° Alessio. 31:12 Doveva essere il nuovo capitano de "Le Ficarì" ma è la strada a togliergli i gradi. Si aggiudica il premio "cane di Betto" l'equivalente della medaglia di legno.
3° Martini Michele detto Osso 27:09  Vince, ma non stravince in bici. Le gravi lacune balistiche mostrate gli costano la medaglia d'oro.
2° Lorenzo da Torniella 25:00 Terzo lo scorso anno scala un gradino del podio, il prossimo sarà l'anno buono? ... Lo scopriremo solo vivendo...Primo tra i generi del maestro Sergio.             
1° S.d.M 15:33 Le roventi polemiche della vigilia non ne condizionano il rendimento, l'abitudine a stare al vertice riveste un ruolo importante in certe competizioni. Sbaraglia l'agguerrita concorrenza con una vittoria cristallina. Ottimo terzo tempo i  bici e due serie con l'arco alla stregua di un apache.

Ps. un grazie speciale alla direttrice di gara Camilla. Anche quest'anno si è distinta per imparzialità, precisione e per la generosità nei confronti della banda del risciò che in un paese orientale sarebbero stati eliminati (fisicamente) senza tanti rimpianti.
Pps. L'unesco sta valutando l'idea di far diventare la Scalata del Camparista patrimonio dell'umanità...io non mi opporrò.

Albo d'oro 2014  1°sdm 2015 1°sdm 2°Piselli S. 3° Stewart R. 2016 1° Piselli S. 2° sdm 3° Lorenzo da Torniella 2017 1°sdm 2° Lorenzo d.T. 3° Martini M.            


                      ...tanto vi dovevo...                     il direttore
                                                                           sf o sdm

sabato 11 marzo 2017

ACROSS THE BIG BLUE SEA...la mia prima volta da editore



Sono passati 15 giorni e l'eco del sensazionale successo non si è ancora spento, ma veniamo alla cronaca della giornata che cambierà per sempre la storia della letteratura. 

Roma: Latteria Studio 24-2 2017   

E' il gran giorno, stasera a Roma, la mia compagna presenta ACROSS THE BIG BLUE SEA, la sua prima fatica letteraria.
Lei è già andata in avanscoperta a visionare la location, accompagnata da Raffaella (di Lunch with Raffaella), cuoca sopraffina e lato pragmatico indispensabile per la buona riuscita di questo evento.
Sono in treno, un regionale veloce. In cosa si differenzia da un classico regionale? Solo nella dicitura, perchè è più lento di Montolivo. Con me c'è la nota cantante country-folk Sabrina Turri. Ci scambiamo racconti sui nostri passati. Con un orecchio ascolto lei con l'altro la radio.  
Scrivo un sms alla protagonista. Risponde che teme un flop, l'incubo scarsa affluenza incombe nella sua mente. Trovo palloso 'sto pessimismo cosmico. E chi sei Murphy!!!
Ho l'illuminazione, scrivo a Radio Deejay. Venti minuti dopo Linus scandisce il mio nome, l'orario e l'indirizzo dell'evento. Mi vengono i lucciconi. Deejay chiama Italia, una trasmissione da tre milioni di ascoltatori!!! La scarsa affluenza non sarà più un nostro problema.
Scendiamo alla stazione di Trastevere. Di taxi nemmeno l'ombra, e uber non è nel nostro bagaglio tecnologico. Trascino il mio trolley rincorrendo Sabrina che tiene un'andatura che manco i keniani alle Olimpiadi. Da uomo di campagna metto a repentaglio la mia vita rischiando più volte di essere stirato da automobilisti che non mi perdonano le origini contadine. Mi suonano all'impazzata ogni volta che metto un piede giù dal marciapiede. Ah bene le strade a breccia piene di spinose e cinghiali... male che ti va, fai la scottiglia.
Con l'aiuto delle nuove tecnologie (non in mia dotazione) arriviamo a destinazione facilmente.
La Raffa e Katja rispettano i ruoli, la prima cucinando, l'altra aggiornando i social. 
Io e la Sabri ci rimbocchiamo le maniche e ci mettiamo agli ordini della Raffa che dall'alto del suo enorme potenziale stà allestendo un buffet luculliano.
Per sciogliere la tensione stappo una bottiglia di Pavone, il vino offerto da uno dei nostri sponsor.
Un assaggio tira l'altro e le prime bocce svaniscono in pochi minuti.
Ho un leggero languorino ma la chef ha messo il veto al nostro buffet. Fortuna vuole che poche porte più in la ci sia un take away molto invitante. Facciamo tappo (un pranzetto veloce).
Tornati al quartier generale per un breve briefing veniamo interrotti da una signora che vedendo il trambusto entra per capire cosa stia succendendo. Mi avvicino e da gran cerimoniere parto col racconto da molto, molto lontano: quando, nel secolo scorso, una giovane svizzera varcò le alpi in cerca di fortuna.... in realtà voleva solo fare la "stagione" delle olive (a giugno...in svizzera gli olivi non ci sono) e tornare in patria etc. etc.... fino ad oggi con la presentazione del libro. Non sembra interessata. 
Quando sta per uscire noto i suoi occhi velati di delusione. La fermo e le dico: le andrebbe un goccio? Mi guarda e un sorriso inequivocabile svela il vero motivo del suo ingresso. Risponde (giuro) se insisti... 
Alle 4 è quasi tutto pronto. La Raffa è un pò tesa. Cerco di tranquillizzarla con l'autorevolezza di un navigato boss della mala.  
"Quando ci sono io non ti devi preoccupare.... sono il signor Wolf ....risolvo problemi" (pulp fiction). Sprizzo onnipotenza da tutti i pori.
La sua risposta non ammette repliche, "è meglio se vai in albergo e ti riposi un pò cosi sarai più fresco per stasera". Obbedisco, e come diceva la mi nonnina, vado a ghiacè.
Di ritorno da un breve, ma necessario, REM torno in pista e trovo le tre donne in fibrillazione per l'imminente debutto. 
Propongo un brindisi che ottiene consenso unanime.
Ore 18.15 con il classico ritardo accademico apriamo le porte. 
Orde di fan provenienti da ogni dove entrano a farsi firmare la copia e per gustare il rinfresco. 

   

In breve tempo la sala è gremita in ogni ordine di posto. La varietà etnica è impressionante. Oltre ad un rappresentate dell O.N.U ogni continente ha i suoi ambasciatori. Questo è di per se un gran successo. Quando la mia compagna prende la parola per ringraziare i presenti e per riassumere il libro vedo che tutta la passione che ha messo in questo progetto il pubblico la percepisce. Mi commuovo.
Mi si avvicina una signora parlandomi in francese. M'avrà scambiato per Sarkozy? Più probabile per un magrebino visto il turbante che ho in testa. Rispondo nel mio idioma (il cinigianese) alla sua domanda se possiamo organizzargli una festa (io sò l'editore mica il catering). Dice: avrei bisogno di un posto un pò più grande però. Le propongo il Circo Massimo. Si allontana delusa.
E' mezzanotte passata parlo con una ragazza iraniana dei miei problemi in città. Lei dice che Roma in confronto a Teheran è un villaggio... tutto è relativo. 
Contando i vuoti penso che solo alla presentazione di un libro di Bukoswki si poteva fare meglio. (per i cinigianesi... o ad una festa di Stavros).  
Salutiamo gli ultimi ospiti e chiudiamo le serrande con qualche difficoltà.  
Nel bel mezzo del cammin verso le nostre suite ci imbattiamo in un locale rumoroso e affollato. Entriamo. Il bicchiere della staffa è nella carta dei diritti universali dell'uomo, non si nega a nessuno.
Dietro al banco due rapper, ah no sò i baristi agghindati a modino. Il più giovane indossa un cappellino con la tesa indietro e ha la faccia tempestata di piercing, il gigante, cappello da baseball e cappuccio della felpa tirato in testa. La cameriera che serve ai tavoli è carina nonostante la pettinatura alla Riccardo Cocciante (o alla Filoni per i cinigianesi).
La clientela è molto gggiovane, la differenza d'età si nota anche dalla scelta dei drink, noi, datati gin tonic, loro raffiche di shottini e selfie a go-go. 
Al tavolo le chiacchiere vertono sulla riuscita dell'evento. Siamo tutti concordi sull'ottimo risultato. Sto per crollare ma non voglio fare il guastafeste. Fingo di meditare, appoggio il gomito al tavolo e mi reggo la testa con la mano... 

Sono le 4 passate, siamo rimasti solo noi. I giovani, dopo decine di shottini  saranno a creare degrado vomitando vodka in qualche angolo di Roma.  
Dopo svariati drink e un sonnellino giunge anche per noi il momento dei saluti. Il barista, dopo aver tirato su le sedie e spazzato, ci dice come disse il poro Checcone: quando andate via spegnete la luce. Togliamo le tende.
Arrivati in albergo ci facciamo l'ultimo champagne con le fragole e cadiamo fra le braccia di Morfeo.  
Sabato 25\2\2017
Dopo una leggera colazione ripartiamo verso casa stropicciati come Willie il coyote. Solo la Sabri ha una lena che desta sospetti, ma lei è una rockstar, è abituata a certi ritmi.
Dopo un estenuante viaggio arriviamo a casa. Un abbraccio decreta la fine della fase di decollo... da oggi il libro può volare libero nel vasto mondo della letteratura.   
                                                                  Il direttore 
                                                                       sdm



   




giovedì 11 agosto 2016

S.D.M.... A COMANDARE in vetta al vulcano


30-7-2016 ore 5:15
Nonostante la portata dell'impresa fosse da tutto esaurito, la mia partenza è passata sotto silenzio mediatico come un referendum non voluto dal governo. 
Non che ambissi a esclusive Sky o seghe varie, ma almeno 4 sfigati, eccheccazzo.
Da sempre cerco nuove avanguardie per mettermi alla prova e ogni volta cerco di coinvolgere i miei amici, ma come sempre si dileguano. 
Poco importa. Certe imprese, in solitaria, aumentano di valore, come dice Simone Moro.
L'unico su cui posso sempre contare è il mio destriero a pedali che non si tira mai indietro, mi chiede solo un po di grasso, e quello in me abbonda. 
Partito dai Ficari (meglio conosciuti come la Cape Canaveral dell'alta maremma) con i favori del pronostico e con un clima non particolarmente ostile mi accingevo ad andare a comandare in vetta al vulcano. 
Il primo tratto di strada fino a Monticello (una volta detta anche Road to Rio, dal nome del poetico ristoratore monticellese da poco scomparso), anche se con pendenze importanti, lo conosco a memoria. 
L'insidia più grande sono degli agguerriti tafani che mi hanno scelto come loro buffet. Ci vuole ben altro per fermarmi.
Scalato Monticello c'è un bel tratto in discesa dove posso recuperare, mi ci butto a capofitto veloce come un ghepardo.
Dalla Zancona fino ad Arcidosso potrei morire di solitudine, niente auto ne bici.
Arrivato al ex Faggio Rosso mi rifocillo a dovere e parto. Il cartello segnaletico indica che sono 11 i chilometri che mi separano dal mio odierno sogno o dal mio inferno, la conquista della vetta Amiata. Devo salire più di mille metri in altitudine, la vera impresa sarà arrivare vivi. 
Al "gatto d'oro" tre arzilli nonnetti, dalla deambulazione incerta e da un linguaggio biascicato, (moderni Indiana Jones alla ricerca del loro santo graal, la Marsala) mi esortano a non mollare ridendo.  
I miei demoni cantano la canzone di Masini "Perchè lo fai".
Boh chi lo sà. C'è chi cerca i pokemon, io cerco me stesso con viaggi introspettivi dove nella fatica estrema risorgo. 
O forse per smentire quei pappagalli che mi dicevano non ce la farai mai, subito pronti, poi, a salire sul carro vincente. Forse perchè ho anche l'ego in sovrappeso. No la risposta è solo una, sono programmato per le imprese epiche.
La salita si fa sempre più selettiva, ma la pedalata per ora è fluida (si fa per dì). 
Sento smanticiare alle mie spalle, tre ciclisti mi superano in scioltezza, e a me girano i coglioni. 
A 4 km dal traguardo ennesimo pit stop, reintegro e riparto. 
Nel frattempo orde di pedalotori seriali  mi sfilano accanto con mezzi che sembrano progettati dalla nasa. Mi sento una Minardi.
Ai 1500 slm perdo lucidità, la carenza di ossigeno si fa sentire, dovrei masticare foglie di coca. Mi devo accontentare delle felci.
I numerosi ciclisti che mi superano sembrano carpire le mie difficoltà e mi incitano, replico con un adagio tibetano calzante, le grandi conquiste si fanno a piccoli passi.
Quando la vegetazione si dirada i raggi di sole, come lance, trafiggono le mie stanche membra. Lo sò...morirò. 
Il contachilometri non si schioda da 6 kmh, ma oggi non è una corsa contro il tempo, oggi c'è in palio la gloria eterna UOMOH.

Un tasso maialino fa capolino a bordo strada, capisco di essere in piena crisi di fame, lo immagino in umido con le patate. Si ma come lo catturo... lui attraversa la strada ignaro dei miei propositi bellicosi e sparisce nel bosco. 
A poche decine di metri da me vedo l'ennesimo ciclista. Lo metto nel mirino. Cazzo se lo supero non sarò ultimo. Recupero a vista d'occhio. Nel sorpasso faccio lo splendido ricordandogli il motto del barone De Coubertin. Lui mi manda in culo. Antisportivo.   
Mancano poche centinaia di metri e il sogno diverrà realtà, il mondo pare fermarsi. (Non pare, sò fermo. Mi sò piantato un altra volta).  
La pendenza è eccessiva per i miei gusti, approfitto per infarinare di magnesio le ruote per avere maggior grip. Mi attaccano da tutte le parti (manco nell'offensiva del Tet) ho un moto d'orgoglio, provo la zampata del campione. Arrivo in volata con un anziano depilato come un pornodivo che mi beffa per pochi centimetri.
Per me non è ancora finita, devo arrivare alla croce e piantare la bandiera de Le Ficarì.
Salgo spingendo la bici. Ce l'ho fatta, piango di felicità. Un giornalista mi avvicina, mi lascio andare a dichiarazioni spontanee degne di miss italia : vorrei la pace nel mondo etc. Mi guarda basito, è un turista che vuole banali informazioni. Lo maltratto, ma ti sembra il modo di entrare nel mezzo di una conferenza stampa??? 
Guardo il crono 3 ore e 49 minuti, oggi 30 luglio 2016 si è fatta la storia...un piccolo passo per l'uomo un grande passo per Le Ficarì.

 Ps... caro mi fu l'irto colle (colle 'na sega)
pps. caro nel senso di pagato caro...                                                               il direttore
                                                                sf o sdm